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Tutti i bambini hanno un talento, devi solo sapere come aprire la porta di modo che lo possano far uscire

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César Bona è un maestro spagnolo ed è tra i migliori al mondo; nel 2015 è arrivato tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize, un premio internazionale che ogni anno viene assegnato ad un insegnante di qualsiasi nazionalità o materia che è riuscito a distinguersi nel proprio lavoro.

Secondo il maestro Bona:L’educazione  deve essere al di sopra di tutti i governi e di tutte le ideologie; inoltre, l’uomo assicura di riuscire ad imparare sempre qualcosa di nuovo dai propri alunni ed afferma:

“Ogni bambino è un universo. Tutti i bambini sono straordinari e non basta riempire loro la testa di dati, dobbiamo invece fornire strumenti come la conoscenza, l’empatia, la sensibilità e la resilienza, di modo che possano uscire rafforzati da ogni situazione avversa. Devono sapere che se si pongono un obiettivo e lottano per ottenerlo, possono raggiungengerlo
e che da loro dipende il fatto che il mondo possa essere, o meno, un luogo migliore”

Per Bona, essere maestro non significa incastrare gli alunni all’interno di un piano di studi ed obbligarli a seguire i contenuti che possono stabilire il loro curriculum educativo in un modo inflessibile.

“Gli educatori devono adattarsi ai bambini e non il contrario. Bisogna motivarli e stimolare la loro cratività di modo che rendano questo mondo un posto migliore. I bambini non sono solamente gli adulti di domani: sono abitanti del presente.
Sottostimiamo costantemente i bambini e la loro creatività, ma di fatto, tutti hanno un talento;
bisogna solo sapere come aprire la porta di modo che lo possano far uscire.
Ed è proprio lì dove interveniamo noi maestri, vedendo ciò che gli altri sono incapaci di vedere“.

La caratteristica che deve definire un maestro (inteso come educatore che insegna dalle elementari fino all’università) è, soprattutto, l’attitudine.

“Il maestro, ogni giorno, deve essere un esempio per i suoi alunni, deve offrire la migliore versione di sé per ottenere il meglio dai ragazzi. Gli insegnanti devono essere i primi a dare il massimo e non giustificarsi delle loro possibili limitazioni nel sistema.
Noi docenti siamo i primi a porci dei limiti”
.

Il coraggio, l’apertura mentale, l’umiltà, la curiosità e l’amore per l’ambiente sono altre caratteristiche di cui dovrebbero essere dotati gli insegnanti.

“Il maestro è una persona che deve ispirare per la vita.
Io non faccio nulla di straordinario in classe, semplicemente mi diverto ed applico il buon senso.
Dobbiamo educare ai progetti e sperimentare, senza aver paura di ciò che dicono gli ispettori”
.

Per Bona, la grande sfida dell’educazione è quella di rendere i bambini “migliori individualmente e collettivamente“, ma non più competitivi.

“Quando arrivi in una scuola difficile, come maestro, hai due opzioni: o deprimerti, o affrontare i problemi come fossero sfide.
Questo è ciò che mi successe durante la mia prima esperienza in una scuola situata in un quartiere difficile di Saragozza.
Tutto cambiò quando proposi ai miei alunni di mostrarmi ciò che piaceva loro e ciò che sapevano fare.
Si trasformarono nei maestri del maestro”.

L’obbligo dei compiti

Bona pensa che se un maestro crede che qualcosa sia un bene per i propri alunni, lo deve fare, anche se qualcuno dice il contrario.

“Gli ostacoli e le incomprensioni che si devono affrontare per lanciare un nuovo progetto possono essere molto grandi,
però è fondamentale perseverare”
.

Uno degli argomenti più discussi nell’educazione è, sicuramente, quello che riguarda il tempo che un bambino deve dedicare ai propri doveri scolastici. Se i bambini sono pieni di compiti da fare a casa, con quale motivazione andrebbero il giorno dopo a scuola?, si domanda Bona, il quale pensa che:

“I bambini non hanno altre opzioni se non studiare. Per questo dobbiamo fare in modo che a loro piaccia andare a scuola.
Se dopo una lunga giornata in classe, escono e si ritrovano con troppi compiti da fare, gli stimoli decadono. Deve esserci tempo per tutto. Per esempio per la lettura, ma non imposta. La lettura è un piacere, purtroppo però per i bambini si è trasformata in un obbligo.
Quando venivo costretto a leggere un libro, per poi parlarne, perdeva tutto il suo fascino”
.

Sull’idea che gli insegnanti debbano essere pagati in base al successo o al fallimento della scuola, Bona è molto chiaro.

“Io pagherei a tutti gli insegnanti lo stesso salario perché l’importante, sopra ogni numero, è il fattore umano.
Non importa il tipo di educazione che ricevi, o i buoni voti che prendi, se non sai rispettare chi c’è al tuo fianco”.

Anche riguardo alle punizioni questo maestro ha delle idee ben precise.

“Durante i miei primi anni di insegnamento ho punito molti bambini e non ha funzionato; è servito solo a proiettare le mie frustrazioni. Bisogna parlare con loro, empatizzare e convincerli che possono essere un esempio per gli altri“.

Per maggiori informazioni è possibile seguire César Bona sulla sua pagina Facebook.

Gli alunni di questo stupendo insegnante sono davvero molto fortunati. E tu hai avuto la fortuna di conoscere un maestro che è stato speciale per te o per i tuoi figli? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere le idee di questo bravo maestro con i tuoi amici.

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Un famoso nutrizionista afferma che chi si arrabbia ingrassa e questo è ciò che accade al fisico

La stretta correlazione che, talvolta, esiste tra psicologia e fisiologia è dimostrata da tesi scientifiche che hanno solide basi su cui poggiarsi. In molti casi ad esempio si ha a che fare con alterazioni del senso di appetito che possono persino portare a patologie serie come anoressia e bulimia, i cui effetti sono determinati da origini di natura psichica.

Senza però arrivare a scomodare quelle che sono inequivocabilmente problematiche patologiche, si possono trovare altri riscontri che pongono in relazione il proprio umore e il peso corporeo.

Nulla che possa spostare gli equilibri in maniera netta, ma che può comunque determinare un leggero sovrappeso. A rivelarlo è uno studio condotto dal nutrizionista messicano Juan Manuel Romero.

Il sentimento al centro dello studio è la “rabbia”. Essere arrabbiati, infatti, può condurre ad aumento della secrezione di due ormoni, adrenalina e cortisolo, i quali possono determinare una maggiore attitudine ad incrementare il peso corporeo.

Lo studio ha avuto una durata di due settimane e ha avuto come oggetto degli individui affetti di obesità, che si caratterizzavano per essere costantemente animati da un sentimento di rabbia.

L’obesità, com’è noto, può essere ricondotta a fattori esogeni ed endogeni. Una cattiva alimentazione, una dieta ipercalorica e una vita sedentaria rappresentano i fattori di rischio più comuni nell’immaginario collettivo, ma può trattarsi di una patologia indotta da disturbi alla tiroide o patologie legate agli ormoni.

E, per l’appunto, adrenalina e cortisolo solo i nemici della linea nelle persone arrabbiate. Essere costantemente arrabbiati, tra l’altro, genera un invecchiamento di cuore e polmoni, rivelandosi uno degli aspetti più influenti nelle cause che generano il così detto “invecchiamento precoce”.

Gli esperti consigliano di provare a mantenere la serenità, anche quando le contingenze non sembrano avere valvole di sfogo che non siano quelle della rabbia.

Anche di fronte alle situazioni più difficili, fastidiose o complicate da affrontare sarebbe opportuno raccogliersi in noi stessi, fare dei respiri profondi per ritrovare la calma e solo successivamente interfacciarsi con quanto può essere fonte di impaccio, disturbo o difficoltà.

Il prezzo da pagare per chi è costantemente arrabbiato rischia di essere davvero alto: avere dei chili di troppo risulta un fattore svantaggiante non solo a livello estetico, ma anche e soprattutto un qualcosa che è acerrimo rivale della buona salute. Per non parlare di quanto può non essere bello invecchiare in maniera precoce.

Non si tratta solo di un’emozione, la rabbia a volte è disperazione, è dolore.” afferma il nutrizionista Romero Villa e appare difficile contraddirlo.

Sono degli ottimi motivi per cercare di non arrabbiarsi, anche se a volte risulta difficile, non credi? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

5 segreti sulla legge dell’attrazione che in pochi conoscono e che possono porre fine alla tua infelicità

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Le cose non sono gratis nella vita. Desiderare qualcosa non farà in modo che immediatamente la otteniamo, tuttavia, la mente è più potente di quello che pensiamo. Questi sono i principi base della legge dell’attrazione.

Noi, attraverso i nostri pensieri, i desideri e le intenzioni, attiriamo ogni cosa nella nostra vita. Così, i pensieri negativi e quelli tristi ci fanno vivere delle esperienze negative e tristi, mentre una mentalità positiva ci può aiutare a proseguire su una strada migliore.

Questa passeggiata attraverso la vita ha avuto diversi nomi nel corso della storia, ma in questo momento si conosce come legge dell’attrazione. Migliaia di persone hanno visto che la propria vita è cambiata effettuando solamente delle piccole modifiche nel proprio atteggiamento, nel modo di pensare e nel modo di desiderare le cose. Questi segreti, trucchi o scorciatoie, sono un modo per porre fine a questo circolo vizioso dal quale sembra che non riusciamo ad uscire mai.

Da qualche anno questa corrente di pensiero è diventata “di moda” e per questo, forse, ne hai già sentito parlare. Però, con la sua divulgazione, si sono persi alcuni principi di base. Ricordali e più nulla ti fermerà!

1# Prima di tutto devi liberare la mente

Datti nuove opportunità per capirti. L’esterno è essenziale e bisogna sempre studiare, leggere e comunicare, però cerca anche di conoscerti attraverso la meditazione o con la scrittura autocritica. Chiarisci i dubbi su chi sei e su che cosa vuoi. La società odierna posa le sue fondamenta su vari pilastri ed uno di questi è la pubblicità, la quale ti risparmia questo compito e ti dice chi sei, allontanati da un’idea che, forse, hai avuto per tutta la vita.

2# L’universo omette il NO

Se tu pensi che NON vuoi qualcosa, l’universo rifiuterà il tuo no e lo prenderà come un qualcosa che vuoi. Così, se pensi di non volere arrivare in ritardo un’altra volta, la cosa certa è che la legge dell’attrazione farà in modo che arriverai tardi. Pensa sempre positivo, pensa che arriverai presto, pensa che otterrai quell’aumento o che ce la farai ad uscire da un momento difficile.

3# Focalizzati sui desideri, non sulle mete

La mente è meravigliosa ed ha bisogno che i tuoi desideri siano legati all’obiettivo finale. Crea un piano di vita, pensa a quali punti devi raggiungere e fai in modo che la tua vita abbia un fine e che non sia solamente un mezzo.

4# Agisci da vincente fin dall’inizio

Questo non significa fingere di avere l’auto di lusso che da sempre desideri, però cerca di trattare ciò che hai ora come se fosse un prezioso gioiello. Se, per esempio, credi che la felicità massima arriverà solo quando avrai sufficiente denaro per trascorrere tutto il tempo con la tua famiglia senza avere più bisogno di lavorare, utilizza i giorni di riposo per vivere questo lontano sogno e dimentica qualsiasi altra distrazione. Pensa sempre di aver già raggiunto i tuoi obiettivi e lascia che questa felicità ti motivi per realizzare veramente i tuoi sogni.

5# Devi accettare gli eventi

Il cambiamento è buono e la vita ti porterà sempre su strade che non conosci, però, alla fine arriverai dove desideri. Se lavori costantemente e cerchi di avere degli atteggiamenti positivi, la cosa più probabile è che riuscirai ad ottenere ciò che vuoi prima di quanto speravi. Per fare in modo che la legge dell’attrazione funzioni, bisogna avere fiducia e, in alcuni momenti, lasciarsi trasportare: può sembrare che tutto vada per il verso sbagliato, però è così che arriveremo alla meta finale, attraverso delle strade alternative. Se hai appena iniziato a camminare ma già vuoi arrenderti perché non sai se è la direzione sicura, non arriverai mai in nessun posto.

La legge dell’attrazione non è facile da ottenere. I cambiamenti di pensiero e di atteggiamento sono questioni complesse per le quali serve tempo per poterle perfezionare. La meditazione, la simpatia e l’empatia sono essenziali per riuscirci.

Credi anche tu che il nostro atteggiamento ed i nostri pensieri negativi possano ostacolarci più di quanto pensiamo? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste importanti informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una sorella è più che un’amica, è la metà del nostro cuore

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Le sorelle, spesso, diventano anche migliori amiche e confidenti, questo è certamente un rapporto molto importante in quanto si tratta di una persona che conosce già molte cose di noi e della nostra famiglia.

Una sorella, oltre che condividere la vita con te, condivide anche gli stessi genitori.

Una sorella è più che un’amica

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Clara, 25 anni, racconta: “Con certezza posso dire che mia sorella è la persona a cui mi sento più vicina. Ci parliamo diverse volte al giorno e ci raccontiamo i nostri problemi e le nostre gioie. Ho anche altre amiche molto vicine, però non è lo stesso. Con lei c’è un qualcosa in più. Con uno sguardo ci capiamo ed è sufficiente una parola per dirci tutto”.

Una sorella è un qualcuno di veramente speciale, con lei possiamo creare un legame che può durare per tutta la vita e che va anche oltre il semplice fatto di essere due persone che appartengono alla stessa famiglia.

Le sorelle possono trasformare la casa in un campo di battaglia o possono essere il pilastro quotidiano ed indistruttibile sul quale ognuna si appoggia.

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Ci saranno sempre delle differenza, ma dopo anni di litigi per gli abiti, le gelosie, la competizione; arriverà un momento in cui sarà evidente l’importanza di conservare questo legame unico ed indistruttibile e che può superare qualsiasi altro tipo di relazione.

Con ogni sorella stabiliamo una connessione emotiva, intima e biologica talmente particolare che solamente quelle donne che hanno sorelle sanno che grande tesoro hanno tra le mani e sanno come valorizzarlo.

La storia di Elizabeth, di 45 anni, è diversa: “Mia sorella Cecilia ha avuto un ruolo svantaggioso. Io sono la maggiore di tre figlie e lei è la seconda. Quando è nata i miei genitori erano un po’ “delusi” perché si aspettavano un maschio. Cecilia ha sempre pensato di essere meno amata e che io avessi più fortuna di lei. Però, in realtà, una delle due aveva delle ragioni effettive per invidiare l’altra e quella ero io; perché Cecilia è sempre stata un’eccellente studentessa, è bella, alta e con delle gambe interminabili. Lei ha fatto tutto prima di me. Si è sposata prima di me e prima di me è diventata mamma. Quando sono andata a lavorare in un altro paese, credevo che lei potesse riuscire a trovare un proprio posto all’interno della famiglia, ma quando sono tornata i conflitti sono ricominciati”.

Non smettere mai di dire a tua sorella che le vuoi bene, può diventare una delle principali complici di tutto ciò che farai nella vita.

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E tu hai una sorella che ami e che hai bisogno di sentire tutti i giorni? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una madre si stanca della disobbedienza del figlio e scrive un’incredibile lettera che fa il giro del web

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L’adolescenza è una tappa molto complicata attraverso la quale ci siamo dovuti passare tutti, inoltre, ogni genitore che ha un figlio di questa età sa benissimo quanto la situazione in alcuni momenti possa essere difficile. I ragazzi, spesso, sono convinti di sapere tutto e di avere le capacità per poter affrontare qualsiasi cosa senza commettere errori e, per questo, non ascoltano i consigli dei genitori o disobbediscono.

Quando Heidi Johnson scoprì che il proprio figlio Aaron di trecici anni le aveva mentito più volte, decise che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione e pensò ad una soluzione brillante. Aaron, nonostante la giovane età, riusciva già a guadagnare qualche soldo caricando dei video sulla piattaforma di Youtube e, per questo, si sentiva invincibile.

Un giorno, Heidi gli chiese se avesse già fatto tutti i compiti per il giorno dopo ed il ragazzo le rispose: “Si, certamente“. Tuttavia, la donna non credeva alle parole del figlio e disse: “Sò che non è vero e che non hai fatto il tuo dovere“, a quel punto il giovane affermò: Ho cose molto più importanti da fare che pensare ai compiti di scuola.

Heidi non poteva fare finta di nulla di fronte ad un tale atteggiamento e così pensò di scrivere una lettera al figlio:

“Caro Aaron,

sembra proprio che ti sia dimenticato di avere solamente 13 anni e che io sono tua madre, visto che ti rifiuti di ascoltare credo che tu abbia bisogno di una lezione sull’indipendenza. Siccome dici di guadagnarti i soldi, per te sarà molto più semplice riuscire a ripagare tutte le cose che ti ho comprato.

Se vuoi utilizzare la tua lampada, o usare internet, devi pagare una quota delle seguenti spese:

Affitto: 430 dollari;
Elettricità: 116 dollari;
Internet: 21 dollari;
Cibo: 150 dollari.

Inoltre, tutti i lunedì, i mercoledì ed i venerdì dovrai portare fuori la spazzatura e passare l’aspirapolvere. Devi pulire il tuo bagno ogni settimana, farti da mangiare e sistemare tutta la cucina quando hai finito. Se non lo farai, ti farò pagare degli extra per le pulizie che dovrò fare al posto tuo.

Se invece decidi che vuoi ancora essere mio figlio e non il mio inquilino, possiamo ridiscutere i termini.

Con amore.

Mamma”

La mamma di Aaron, prima di consegnare la lettera al figlio, decise di scattare una foto e di postarla sul proprio profilo di Facebook. La donna non credeva che le sue parole potessero scatenare così tanto scalpore e così scrisse un altro post a riguardo:

“Mio figlio guadagna dei soldi attraverso Youtube ed all’inizio l’idea non era quella di pubblicare la lettera. Pensavo che la vedessero solamente amici e familiari e non capisco come possano essermi arrivate 100 richieste di amicizia in così poco tempo. Ho pensato addirittura che il mio profilo fosse stato hackerato. Avrei potuto eliminare la foto della lettera, ma ormai l’hanno vista e condivisa moltissime persone”

Heidi ha ricevuto sia consensi che critiche e per questo ha dovuto mettere in chiaro le cose:

“Non sono né una che maltratta i bambini e nemmeno una dittatrice che vuole controllare il proprio figlio 24 ore su 24. Sono solo una madre che ha tutto il diritto di questo mondo di stabilire delle regole e di decidere le conseguenze per le azioni sbagliate”

Sicuramente, per alcuni l’idea di Heidi è sembrata molto drastica, ma di fatto, la lettera ha avuto un grande successo ed ora Aaron è arrivato ad un accordo con la propria mamma e non cerca più di sfuggire ai propri doveri.

Tu cosa ne pensi della tattica utilizzata da Heidi? Pensi che sia stata troppo drastica o che, in alcune occasioni non esiste altro rimedio? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una sposa si sente tirare il velo mentre dice “Si, lo voglio”, poi si gira e rimane a bocca aperta

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Per tante persone, il giorno del proprio matrimonio è molto importante e cercano di organizzare ogni minimo dettaglio. Il luogo della celebrazione, il cibo, i fiori, il vestito. Inoltre, il fatto che possa accadere qualcosa di male all’abito è, sicuramente, il peggior incubo di ogni sposa.

Così, proviamo ad immaginare la sorpresa di questa bella sposa brasiliana, Marilia Pieroni, quando nel bel mezzo della cerimonia ha scoperto che c’era un cane che stava dormendo sul suo velo.

La sua reazione? La migliore del mondo.

Marilia e Matheus Pieroni si sono sposati a San Paolo, in Brasile. Il giorno del loro matrimonio c’è stata una tempesta, ma il maltempo non è riuscito a rovinare la loro gioia ed a togliere loro il sorriso.

Felipe Paludetto

La sposa era raggiante.

Felipe Paludetto

Improvvisamente, un inaspettato ospite è apparso sulla scena e si è addormentato sul velo della sposa.

Felipe Paludetto

Cagnolino randagio

Si trattava di un cagnolino randagio che era entrato all’interno della chiesa per rifugiarsi dalla pioggia ed era riuscito a trovare il posto migliore per accomodarsi ed addormentarsi, ovvero il velo della sposa.

Marilia non si arrabbiò per niente, anzi, pensò che si trattava di una dolce sorpresa e decise di lasciarlo rimanere lì.

Felipe Paludetto

Dopo la cerimonia avrebbero voluto portarsi il cagnolino a casa, ma purtroppo era già sparito. Non si diedero per vinti e continuarono per diversi giorni a cercarlo per le strade della città. Una settimana più tardi riuscirono a trovare il cane nuziale. Chiaramente, lo portarono a casa e lo chiamarono Snoop.

Un membro della famiglia

Snoop è diventato un vero e proprio membro della famiglia e guarda come sono belli tutti insieme!

Dicono che nei dipinti antichi venivano rappresentati i cani in quanto simbolo di fedeltà. Questo cagnolino, forse, rappresenta proprio questo, un simbolo della fedeltà che la coppia si è promessa proprio quel giorno. Il fatto che adesso questo cagnolino faccia parte della famiglia è una cosa bellissima e straordinaria.

Tu cosa avresti fatto se fossi stata nei panni di Marilia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere la bella storia di questa famiglia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Le fotografie di questa donna di 93 anni ti lasceranno a bocca aperta

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Fin da quando era un bambino, Tony Luciani, rimane affascinato dalla pittura tanto da fare dell’arte la propria vita. A partire da allora è diventato un brillante artista, il quale è stato premiato più volte e che, con i suoi 40 anni di esperienza, ha saputo creare attraverso la manipolazione della luce delle opere capaci di togliere il fiato.

Di fatto, però, tardava dei mesi per completare i propri dipinti e per questo non era soddisfatto, 3 o 4 opere all’anno per lui non erano abbastanza. Fu così che trovò nella fotografia un altro modo per esprimere i propri sentimenti attraverso l’arte.

Quando sua madre Elia, all’età di 92 anni, iniziò a sviluppare i primi sintomi della demenza, Tony decise che lei era ancora troppo piena di vita per considerare di rinchiuderla in una casa per anziani, così nel settembre del 2014 la portò a vivere a casa sua, la quale veniva utilizzata anche come studio.

Elia divenne la musa privata di Tony, il quale realizzò delle fotografie che sono in grado raccontare tutta l’esistenza della donna, la sua infanzia, la gioventù e la vecchiaia, ma anche le sue speranze ed i sogni ancora da realizzare.

Tony notò che ogni volta che la madre si vestiva e si preparava per essere fotografata, sembrava ritornare a vivere, era raggiante e si divertiva molto. Così continuò a fotografarla e lei continuava a rifiorire.

Le sessioni fotografiche sono in grado di attivare la mente di Elia e di catturare il suo spirito.

Le sue immagini evocano ricordi e speranze.

L’amore per la donna che gli ha dato la vita è evidente attraverso i ritratti che riesce a creare.

Queste bellissime fotografie sono la prova del fatto che: “La vita non consiste nell’aspettare di morire. Bensì, si tratta di voler vivere”, come dice lo stesso Tony Luciani.

Cosa ne pensi del grande messaggio di questo bravo artista e della sua amorevole mamma?

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2 anni dopo la morte della moglie si risposa e riceve una misteriosa telefonata

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Erano già trascorsi due anni dalla morte di Brenda Schmitz, quando suo marito David ricevette una telefonata dall’emittente radiofonica KSZT dove gli veniva chiesto di presentarsi presso gli uffici della radio. Da alcuni anni, nel periodo natalizio, questa stazione radio realizza diversi desideri dei propri utenti, tuttavia, questa volta, la lettera non era stata inviata dal diretto interessato, ovvero da David, ma da una persona anonima.

“Mi dissero che avevano ricevuto una lettera da qualcuno che voleva farmi un regalo. Chiesi di chi si trattasse, ma risposero che era talmente personale da non poterne parlare per telefono e che dovevo recarmi nei loro uffici”, racconta David.

Poco prima che Brenda morisse a causa di un tumore alle ovaie, aveva scritto la lettera per chiedere il proprio desiderio di Natale. Però, non l’aveva mai inviata, al contrario la consegnò ad una cara amica, alla quale chiese di mandarla alla radio solamente dopo che suo marito avesse trovato una nuova madre per i suoi figli.

Così, quando David decise di sposarsi con Jayne Abraham la lettera venne inviata alla stazione radiofonica.

Una lettera anonima venne inviata al programma radiofonico “Christmas Wish” (Desiderio di Natale).

“Da molti anni realizziamo i desideri natalizi di molti dei nostri ascoltatori, ma non era mai arrivata una lettera come quella di Brenda e tutti, a prescindere dall’età, si sono commossi”, disse il proprietario della radio Scott Allen.

La presentatrice Collen Kelly lesse la lettera di Brenda a David:

“Il motivo per cui scrivo è questo. Ho un desiderio. Ho un desiderio per David, i bambini e per la nuova donna che starà al suo fianco. Voglio che sappiano che li amo molto.

Il mio primo desiderio è per la nuova compagna di David: voglio che trascorra un giorno in una spa e che si rilassi. Lei se lo merita per essere la nuova mamma di tutti i bambini e non è un compito facile. Per favore, fatela sorridere e fate in modo che sappia che tutti i suoi sforzi sono apprezzati da me. Grazie, ti voglio bene chiunque tu sia, parlami, io ti ascolterò dal cielo”.

Mentre stava leggendo la lettera in diretta, per la conduttrice era impossibile nascondere l’emozione che stava provando, ma continuò a leggere:

“Il mio secondo desiderio è per tutta la famiglia, un viaggio magico. Un luogo dove possano godersi un po’ di tempo in famiglia, per creare quei ricordi che rimarranno per sempre…”

Il terzo ed ultimo desiderio di Brenda era per i medici e per gli infermieri che, giorno dopo giorno, si erano presi cura di lei e di molti altri pazienti dell’ospedale.

“Voglio che possano godersi una notte piena di buon cibo, bevande e divertimento, per tutto ciò che questi eroi fanno per salvare i pazienti ammalati di cancro”.

David era in lacrime, commosso, ma non così sorpreso come ci si potrebbe aspettare. Lui sapeva che Brenda era sempre rimasta al suo fianco, che non lo aveva mai lasciato e che si prendeva sempre cura della sua famiglia dal cielo.

“Brenda ed io parlammo prima della sua morte. Mi disse che avrei dovuto conoscere qualcuno che potesse amare e trattare i bambini come fossero i suoi. Le chiesi come avrebbe potuto sapere quando avrei incontrato quella persona e mi rispose che lo avrebbe saputo perché lei sarebbe sempre rimasta con noi”.

Il programma radiofonico realizzò tutti i desideri di Brenda e mandarono tutta la famiglia a Disney World, in Florida, dove Jayne potè godersi del tempo in una spa, proprio come promesso.

“Non abbiamo mai fatto una vacanza in famiglia e questo viaggio sarà meraviglioso. I nostri cuorti sono pieni di gioia”, disse Jayne con gratitudine.

L’incredibile gesto di Brenda ha dimostrato un amore infinito per la propria famiglia; una amore tanto grande che, anche se così vicino alla morte, si preoccupava per il benessere dei suoi cari. Non c’è dubbio sul fatto che l’amore di una madre sia nfinito.

Questa donna ha fatto uno splendido regalo alla sua famiglia, non credi? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa bella storia d’amore con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Il difficile rapporto tra l’intelligenza, l’insicurezza e la depressione

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Le persone intelligenti sono più portate a essere riflessive, meticolose, dubbiose e insicure e, a lungo andare, anche più depresse rispetto alla media. D’altro canto le persone meno riflessive e meno portate a riflettere sono spesso più arroganti perché non prendono mai in considerazione le conseguenze delle loro azioni, anzi non si preoccupano del danno che possono causare agli altri.

Da una parte vedendo che le persone più arroganti sono molto più sicure di sé, potremmo vederle anche di buon occhio e provare invidia per loro, ciononostante ci sono delle cose da tenere a mente.

Il rapporto tra l’intelligenza e l’insicurezza: solo criticandoci possiamo migliorarci

Essere più intelligenti presuppone maggiore conoscenza di noi stessi e dei nostri limiti e, tutto questo, ci porta a mettere in dubbio il nostro valore su determinate cose. A volte non siamo sicuri di essere in grado di fare qualcosa e diverse volte decidiamo di non buttarci a capofitto in diverse situazioni per paura di fare errori grossolani come per esempio flirtare, aspirare ad un miglior posto di lavoro, alzare la mano per rispondere alle domande dell’insegnante in classe, ecc.

Insomma, sicuramente ci saremo sentiti così in alcuni momenti della vita e, in fin dei conti, non c’è niente di male nel criticare se stessi, ma solo se siamo sicuri che tutto questo ci renderà delle persone migliori. In caso contrario è bene leggere con estrema attenzione il seguito:

L’intelligenza e la depressione

Dubitare sempre di noi stessi ci farà piombare in uno stato molto angosciante, dove potremmo avere dei pensieri quasi ossessivi su di noi, nei quali ci vedremo fallire su tutti i fronti della vita (amore, famiglia, lavoro, amicizia ed altro).

Può capitare in alcuni momenti della vita di avere crisi di questo genere, ciononostante è bene capire il modo per uscirne al più presto, altrimenti perderemo tempo a fantasticare su fallimenti immaginari, i quali ci faranno immergere nel profondo oceano della depressione, quella stessa depressione che ci porterà a non vedere mai l’arcobaleno dopo le tempeste (come la crisi che abbiamo appena enunciato). Inutile dire che se continueremo ad avere questa immagine negativa di noi, non riusciremo mai a stare bene con noi stessi e saremo sempre più dipendenti all’aiuto degli altri.

A tal punto è bene ritornare sui propri passi e rivalutare le nostre capacità, quelle reali, e mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato nella vita per riuscire a realizzare i nostri sogni e le nostre aspettative, facciamolo ora o sarà troppo tardi.

Non dobbiamo mai dubitare delle nostre capacità, ma soprattutto non dobbiamo mai arrenderci reagendo con tutto il nostro coraggio e la nostra forza, non credi? Lasciaci un commento e non dimentiacare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una bimba autistica rivela la canzone che sta per cantare e commuove tutti fino alle lacrime

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Kaylee Rogers è una bimba irlandese di 11 anni con autismo ed ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione) ed è sempre stata molto timida, per questo, quello che è accaduto ha stupito e commosso tutti quanti, compresi milioni di utenti del web che hanno avuto la possibilità di sentirla cantare.

L’autismo è un disordine neurologico caratterizzato da un deficit dello sviluppo delle relazioni sociali ed affettive, di conseguenza, chi ne soffre fatica a relazionarsi ed a mantenere una conversazione con le altre persone.

All’età di 7 anni, Kaylee, ha iniziato a studiare presso l’istituto “Killard House Special School” ed il preside della scuola, Colin Millar, dice che quando l’ha conosciuta non parlava con nessuno e tantomeno si azzardava a leggere davanti a tutta la classe.

Tuttavia, alla bimba è sempre piaciuto cantare. In questo modo riesce ad esprimersi ed a far fronte all’autismo ed all’ADHD. Nonostante sia sempre stata una bambina molto timida, alla Killard House ha cominciato a frequentare il corso di musica del professor Lloyd Scates.

Scates si è subito reso conto del talento di Kaylee e per questo l’ha incoraggiata a cantare da sola, anziché nel coro, di modo da poter migliorare la propria tecnica e la propria autostima. Ben presto la piccola ha cominciato ad aprirsi sempre di più.

“Le è sempre piaciuto cantare. Ma è stato quando ha iniziato a frequentare la scuola Killard House che ha davvero mostrato il suo talento. Con la musica si sente sicura e la sua fantasia prende il volo”, racconta Tracy, la madre di Kaylee, durante un’intervista alla BBC.

Durante la rappresentazione di Natale della scuola la bimba ha fatto un qualcosa di molto coraggioso. Si è messa in piedi di fronte al pubblico ed a tutta la propria classe completamente sola, dopodiché ha cominciato a cantare lo splendido pezzo “Hallelujah” dal cantautore canadese Leonard Cohen.

Ha cantato la canzone con talmente tanta passione e sicurezza che è riuscita ad arrivare ai cuori di tutte le persone presenti nel pubblico, le quali non hanno potuto fare a meno di commuoversi e di versare qualche lacrima.

Il video ha fatto letteralmente il giro del mondo e non è difficile capire il motivo.

Ascolta nel seguente video questa meravigliosa interpretazione di una bimba tanto coraggiosa. La sua voce ti arriverà dritta al cuore:

https://youtu.be/RvUMDp-snTI

Puoi scoprire di più su Kaylee sul suo sito web Kaylee Rogers Music

Ti è piaciuta l’interpretazione di questa bimba tanto valorosa? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere la sua bellissima voce con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

 

19 impressionanti fotografie mediche su come venivano curate le malattie nel passato

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Non sempre ci piace dover consultare il nostro medico e sicuramente quello che ci piace ancora meno è quando dobbiamo sottoporci a determinati esami clinici e/o accertamenti. Ciononostante siamo fortunati a vivere nel terzo millennio, ovvero in un tempo dove la scienza e la tecnologia hanno fatto passi da gigante, permettendo alla medicina di poter operare in maniera radicalmente diversa.

In passato però le cose non andavano come oggi: ammalarsi cento anni fa era considerato molto più traumatico di quanto lo è ora, il motivo di tutto questo? Lo si può vedere in questo viaggio attraverso il tempo che le immagini del passato ci mostrano.

1) Malattie mentali

Non molti anni fa la terapia per i malati mentali consisteva nel legarli ed immobilizzarli a letto, il tutto veniva fatto anche appoggiando una pezza bagnata sulla fronte del paziente. A volte invece venivano usati dei macchinari anziché il letto (per immobilizzarli).

2) Protesi artificiale

Una vecchia protesi, la medicina di allora era questa

Qui possiamo ammirare un altro tipo di protesi.

 

3) Scoliosi

Questo strumento, molto simile ad una macchina per le torture, veniva utilizzato verso la fine del 1800 per curare chi aveva problemi di scoliosi.

Con il paziente in questa posizione, il medico poteva capire la gravità dei danni provocati alla colonna vertebrale dalla scoliosi.

4) La panacea per ogni male

Quasi 100 anni fa era opinione comune che questa boccetta di acqua radioattiva potesse curare ogni male.

Qualora non funzionasse i medici ricorrevano all’eroina.

 

5) Poliomielite

L’ incubo dei nostri nonni. La poliomielite era una malattia pericolosissima e a quei tempi l’unico modo per non far morire chi ne era affetto era sistemarlo in questi polmoni di acciaio che svolgevano il lavoro che il polmone umano non era più in grado di fare (come comprimere e respirare l’aria circostante). Molte sono state le persone (milioni purtroppo) che sono diventati totalmente dipendenti da questa macchina salva-vita.

6) Partorire

Sembra strano ma questa sedia era utilizzata nel 18esimo secolo per partorire; ne abbiamo fatti di progressi.

 

7) Anestesia

A partire dal 1850 si cominciò ad usare l’etere per anestetizzare il paziente

8) le carrozzine di un tempo

Per gli invalidi di allora.

9) Strumenti del medico

Questo tipo di tuta insieme al casco, venivano utilizzati dai medici o dagli infermieri che dovevano eseguire i Raggi X sui pazienti, per proteggersi dalle radiazioni.

Una “mappa anatomica del corpo femminile” usata dagli apprendisti chirurghi.

 

Un defibrillatore usato negli anni 40 del 900.

Charles Pravaz inventò questa siringa nel 800, come possiamo vedere a quei tempi le siringhe erano simili a degli irrigatori poiché avevano scopi diversi da quelli di allora. La siringa come la conosciamo ora fu inventata invece nel 1850 dallo scozzese Alexander Wood che la usava principalmente per iniettare sottocute la morfina ai pazienti affetti da nevralgie croniche.

 

 

10) Rachitismo

Nel primo trentennio del 900 si utilizzavano delle lampade artificiali come queste per curare il rachitismo ai bambini.

 

11) Mal di denti

Questa pubblicità, del 1885, prometteva che con una sola goccia di questo prodotto il mal di denti sarebbe passato in un istante, si trattava di cocaina.

 

Quale di queste immagini ti ha colpito di più? Conosci altri particolari trattamenti medici che venivano effettuati in passato? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste immagini con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Questo papà ha trasformato i disegni dei suoi bambini realizzando delle immagini esilaranti

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Solitamente i disegni dei bambini  fanno ridere e sorridere tutti gli adulti. Alcuni genitori preferiscono appendere questi “capolavori” sul muro, mentre altri invece preferiscono buttarli via. Tom, un padre di 2 ragazzi (Dom e Al) ha deciso di trasformare i disegni dei suoi figli rendendoli più esilaranti e divertenti. Ora vi mostreremo la divertentissima galleria di immagini, buona visione.

 

1) Un unicorno di color arcobaleno

https://www.instagram.com/p/BbHq_c0A_YP/

 

 

 

 

2) Ritratto di Papà

https://www.instagram.com/p/BahPHs5A1Vf/

3) Una gita allo zoo

https://www.instagram.com/p/Bajvjn3Aog4/

4) Donald Trump

https://www.instagram.com/p/BXat7ANAoyS/

https://www.instagram.com/p/BXde-DIA5MM/

 

5) Il mio gatto

https://www.instagram.com/p/BFqXWDyyPm_/

6) Un pericolosissimo squalo

https://www.instagram.com/p/BRyZv6PARwG/

 

7) Un elefante un po’ atipico

https://www.instagram.com/p/BVKiTqLAL-Y/

 

8) Un cucciolo di leone

https://www.instagram.com/p/BY0059PAtZt/

 

9) Andy Murray, un famoso tennista

https://www.instagram.com/p/BYTbkVIgtXF/

 

10) Un leone adulto

https://www.instagram.com/p/BLGfeH4A0uI/

https://www.instagram.com/p/BLKKVX5AzcM/

 

11) Un coniglio

 

https://www.instagram.com/p/BTwV5Qsgxs5/

https://www.instagram.com/p/BTwWHTAAugn/

12) Un uccello che cattura un verme

https://www.instagram.com/p/BPSABTqg2w-/

 

https://www.instagram.com/p/BPdITZpAyRO/

 

 

Cosa ne pensi di questi divertentissimi disegni? Lasciaci un commento e condividi queste esilaranti immagini con i tuoi amici. Non dimenticate di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

5 traumi infantili che possono influire per sempre sulla nostra vita

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Secondo la psicoanalisi, le maschere che usiamo per nasconderci, o per lo meno che usiamo per nascondere una parte del nostro carattere, sono uno strumento di difesa messo in atto da chi ha subito traumi infantili.

A provocare tutto questo è il dolore che certe persone provano di fronte a determinate azioni che hanno subito in passato; spesso può accadere che neanche ci rendiamo conto che alcuni nostri gesti sono già in parte dettati da cose accadute precedentemente; alcuni, addirittura, rimangono talmente colpiti da determinate circostanze che non riescono ad avere una qualità della vita apprezzabile.

Osservando il corpo, il pensiero, il linguaggio e le relazioni affettive, la psicoanalisi ha distinto 5 tipologie di maschere (ovvero gli strumenti di difesa) messe in atto per far fronte a determinati eventi dolorosi: quella da masochista, quella del controllo, la maschera del rigido, la maschera da fuggitivo e quella da dipendente.

Le 5 maschere viste più da vicino

1) La maschera del masochista la si può vedere nelle persone che hanno avuto a che fare con genitori oppressivi, tale maschera cerca di soffocare le umiliazioni subite in ambito familiare. Chi porta questa maschera tende ad avere vergogna di sé e cerca di controllare gli eventi futuri per non imbattersi in situazioni considerate dal soggetto come vergognose ed imbarazzanti. L’ipersensibilità e l’empatia sono tratti tipici del carattere.

2) La maschera del controllo viene “indossata” dalle persone  che hanno vissuto un tradimento, una violazione della fiducia o un venir meno alle proprie aspettative. Queste persone sentono molto il peso della responsabilità e tendono spesso a mentire e a non rispettare gli impegni presi. Le persone che rientrano in questa categoria sono, molto spesso, intolleranti, impazienti e scettiche, inoltre le possiamo vedere manifestare un certo grado di arroganza quando cercano di convincere gli altri che le proprie idee sono sempre giuste (negando la veridicità del resto).

3) Chi sente di essere stato vittima di un’ingiustizia tende ad assumere la maschera del rigido. È una persona che fin dall’infanzia ha sentito molto il peso di dover raggiungere prestazioni elevate, tendenti alla perfezione. Ha maturato un carattere perfezionista e quasi ossessivo nel cercare di raggiungere determinati risultati. Le persone che rientrano in questa categoria si distinguono inoltre per la loro vivacità e dinamicità, essi non sono arroganti come quelli che indossano la maschera del controllo, ciononostante, difficilmente riescono ad ammettere di avere seri problemi. Hanno notevoli difficoltà nel manifestare i propri sentimenti.

4) La ferita del rifiuto spinge le persone ad indossare la maschera del fuggitivo: i soggetti che rientrano in questa categoria cercano di allontanarsi il più possibile dalle persone dalle quali si sentono rifiutati. Il fuggitivo è un solitario, si sente incompreso e cerca in tutti i modi di passare inosservato, egli continuerà a legarsi poco agli altri per paura di essere rifiutato anche in futuro.

5) Chi ha vissuto un’esperienza di abbandono reagisce adottando la maschera da dipendente. Le persone in questione hanno bisogno di attenzioni e le cercano in tutti i modi, anche se tutto questo vorrebbe dire manifestare il proprio malessere mediante pianti e lagne; si potrebbe paragonare tutto questo come ad un bambino quando si sente abbandonato dalle persone che ama, il tempo passa ma le ferite emotive ed interiori rimangono.

Si tratta di traumi che per un bambino non sono facili da superare e che si ripercuotono sull’intera vita.

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Quando la forza di volontà vince ogni difficoltà: Roberto Bressan, l’atleta dei record

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Roberto Bressan è una di quelle persone che vorresti conoscere e di cui vorresti sapere tutto. Si tratta di un atleta dalle 1000 risorse e negli ultimi tempi la sua figura sta riscuotendo sempre più successo. Ora, forse, vi starete chiedendo il motivo per il quale proprio noi abbiamo deciso di dedicare un articolo alla sua persona, il motivo (o meglio i motivi) ve li mostreremo strada facendo.

Roberto Bressan: un atleta eccezionale, dentro e fuori dal campo

Roberto Bressan è un ragazzo torinese di 25 anni con la passione per il calcio e ormai da tanti anni è conosciuto nella sua amata Torino come un talento dalle enormi potenzialità, ciononostante tutto questo non descrive affatto il suo profilo: Roberto Bressan prima di essere un portiere è un atleta, dentro e fuori dal campo. Vede la vita come un’enorme sfida e ogni giorno si sveglia con la stessa forza e con la stessa grinta dei grandi campioni, anzi, forse c’è dell’altro.

 

Fin dalla tenera età ha sempre amato il ruolo da portiere ed ha sempre messo tutto se stesso per migliorare le sue competenze e le sue abilità atletiche, tanto è vero che ormai da tanti anni ha cominciato a scrivere ed annotare su un quaderno le statistiche riguardanti le sue prestazioni sui campi da gioco ecd i dati sono sorprendenti: in 6 anni e mezzo ha giocato ben 3489 partite (tra calcio a 11 ed altro) di cui 2100 vinte e 900 pareggiate, di rigori contro ne ha avuti 370 e ne è riuscito a parare ben 220 (cifre che farebbero impallidire anche i portieri più famosi al mondo).

Roberto Bressan tra sport, rivalsa ed altro: le vere ragioni che lo rendono grande

Le statistiche sembrano dare ragione a chi conferma la sua eccezionale abilità nel parare. Però, non è questo il motivo principale che ci spinge a scrivere di lui. Devo ammettere che quando ho conosciuto Roberto Bressan ho provato profonda ammirazione e stupore: nonostante giochi le partite con un handicap fisico, ormai milita da tantissimo tempo sia nei campionati per disabili e sia in quelli per normodotati vincendo 31 volte il premio come miglior portiere di cui 27 nei soli campionati per persone normodotate.

Il fantastico atleta è un faro di speranza per un calcio che tende a vedere sempre di più la notorietà di un atleta e mai il percorso di eroi silenziosi (come lui) che ogni giorno e per tutto il giorno mettono tutto loro stessi per realizzare quegli obbiettivi che molti danno per scontati, come il sacrificio, l’impegno e la costanza. L’amore che egli prova per lo sport deve essere un esempio per tutte quelle persone che vogliono realizzare degli obbiettivi (siano essi sportivi o non).

Roberto Bressan è la prova vivente che il mondo di oggi ha bisogno di esser preso con la giusta filosofia: quella di chi ama lo sport, l’impegno, il sacrificio ed il gioco di squadra, quello vero.

Negli ultimi tempi è approdato negli “Insuperabili, una delle più attive scuole calcio per ragazzi disabili  che ha in Giorgio Chiellini il principale testimonial.

Anche se ha già ottenuto svariati riconoscimenti Roberto Bressan vuole migliorarsi ed arricchire sempre di più il suo palmares (ovvero i suoi trofei) . Il portiere ha grandi aspettative per il futuro e noi dello staff di Curiosando si impara gli auguriamo il meglio per questa fantastica persona.

Questo ragazzo, nonostante le difficoltà della vita, dedica tutto se stesso in qualcosa che ama, dovrebbe essere un grande esempio per tutti coloro che tendono ad arrendersi al primo piccolo ostacolo. Cosa ne pensi? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere la storia di la storia di questo fantastico ragazzo con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Insegna ai bambini come pensare, non a cosa pensare. E un breve corto Pixar

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Educare non significa creare, bensì significa aiutare i bambini a creare se stessi.

L’autodeterminazione è la garanzia del fatto che, nonostante le scelte, saremo noi i protagonisti indiscussi della nostra vita. Potremo sbagliarci, è vero, anzi è molto probabile che accadrà, però sapremo imparare dai nostri errori e continueremo per la nostra strada, arricchendo il nostro bagaglio di sapere che ci accompagnerà per tutta la vita.

Sotto il punto di vista cognitivo, non esiste nulla di più impegnativo che dover affrontare dei problemi o commettere degli errori, in quanto non solo viene richiesto un grande sforzo fisico e mentale, ma comporta anche un processo di cambiamento e di adattamento. Quando ci ritroviamo a dover affrontare un problema si mettono in moto tutte le nostre risorse cognitive e, spesso, capita che la soluzione implichi una riorganizzazione dei nostri schemi mentali.

Per questo, se invece di fornire delle verità assolute ai bambini li sottoponessimo a delle sfide, di modo da farli pensare con la propria testa, potenzieremmo la loro capacità di osservazione, di riflessione e di prendere delle decisioni in autonomia. Se, invece, insegnamo ai bambini ad accettare e basta, senza pensare, ogni informazione che riceveranno non sarà significativa e non produrrà cambiamenti importanti nel loro cervello, ma rimarrà semplicemente immagazzinata da qualche parte nella loro memoria, dove piano piano svanirà.

Al contrario, quando pensiamo a come poter risolvere un problema, o quando cerchiamo di capire dove stiamo sbagliando, si innesca un processo che comporta una crescita. Quando i bambini si abituano a pensare, a mettere in discussione la realtà ed a trovare delle soluzioni per se stessi, cominciano ad avere fiducia nelle proprie capacità ed affrontano la vita con più sicurezza e meno timori.

I bambini devono avere la possibilità di trovare il proprio modo di fare le cose, devono dare un senso al proprio mondo e, piano piano, formare i propri valori.

Come riuscirci?

Alcuni test eseguiti negli anni ’70 alla University of Rochester di New York ci offrono alcune piste. Questi psicologi hanno lavorato con diversi gruppi di persone ed hanno scoperto che le ricompense possono motivare solo fino ad un certo punto; inoltre, quando si tratta di compiti ripetitivi e noiosi l’efficacia delle stesse può addirittura arrivare ad essere controproducente se le cose che si devono affrontare richiedono riflessione e pensiero creativo.

È interessante notare che, durante le ricerche, le persone che non hanno ricevuto premi hanno ottenuto risultati migliori nella risoluzione di problemi complessi. In alcuni casi, queste ricompense hanno fatto in modo che le persone cercassero delle scorciatoie ed assumessero dei comportamenti poco etici, in quanto l’obiettivo era quello di risolvere il problema solo per ottenere la ricompensa.

I risultati di questi test hanno portato lo psicologo Edward L. Deci alla sua teoria dell’autodeterminazione, secondo la quale per motivare le persone ed i bambini a dare il meglio di sé non è necessario ricorrere a ricompense, bensì è sufficiente offrire un ambiente adeguato che soddisfi questi tre requisiti:

1# Mostrare fiducia, di modo che possano sentire di avere già una certa competenza per non generare frustrazioni o ansie esagerate.

2# Lasciare spazio, perché possano godere della propria autonomia, di modo da poter trovare nuove soluzioni ai problemi per poi metterle in pratica e per far sentire loro che hanno il completo controllo.

3# Essere disponibili, di modo che possano interagire per sentirsi supportati e parte del gruppo.

Di seguito è possibile vedere un interessante corto Pixar che descrive esattamente l’importanza di dare ai bambini l’opportunità di trovare la propria strada, senza dare loro risposte e soluzioni predefinite.

Chiaramente, nel limite del possibile, cosa pensi del fatto di lasciare di lasciare libertà di scelta ai bambini? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

I colleghi prendono in giro il dottore quando si scrive il proprio nome sulla testa, dopo l’operazione vedono quanto è geniale

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Non sempre è facile ricordare i nomi delle persone che abbiamo appena conosciuto. Immaginiamoci poi se la metà del loro viso è coperta come può capitare, per esempio, ad un medico in ospedale.

Twitter / Rob Hackett

Il dottor Rob Hackett ha pensato a questo problema e gli è venuta un’idea, ma all’inizio i suoi colleghi lo hanno preso in giro.

Tuttavia, dopo un intervento eseguito in sala operatoria, tutti hanno capito perché questa idea fosse tanto importante, talmente importante che in molti hanno cominciato a copiarla.

Rob Hackett lavora in diversi ospedali di Sydney, in Australia.

Proprio per il fatto che non lavora in un solo ospedale, ha molti colleghi e deve ricordarsi tanti nomi, il più delle volte, però, questi colleghi indossano delle mascherine e la questione diventa ancora più difficile.

Questo è il motivo per cui ha pensato a questa geniale idea. Si è scritto il proprio nome in testa, di modo che tutti possano facilmente sapere chi è. All’inizio, però, questa idea è stata abbastanza criticata. I suoi colleghi lo prendevano in giro e, scherzando, gli chiedevano se avesse delle difficoltà nel ricordare il proprio nome. Ma ben presto hanno capito perché si trattava di un’idea strepitosa e, cosa più importante di tutte, che si trattava di un’idea che avrebbe potuto salvare delle vite.

Molto stress

I medici lavorano con molto stress e con molte pressioni ed esistono situazioni in cui pochi secondi possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Un paziente ha avuto un arresto cardiaco e nella stanza ci saranno state almeno 20 persone. La situazione si è complicata quando ho chiesto di passarmi un paio di guanti, perché la persona a cui mi ero rivolto pensava che stessi parlando con qualcuno alle sue spalle“, racconta Rob al Sydney Morning Herald

Twitter / Rob Hackett

Può salvare delle vite

Se ogni persona presente in sala operatoria dovesse scrivere il proprio nome sul cappellino che indossa, si potrebbero risparmiare dei secondi preziosi. Invece di perdere tempo indicando un collega per chiedere uno strumento, sarebbe molto più semplice chiamarlo per nome.

Così tutti, immediatamente, si sono resi conto che l’idea di Rob è davvero geniale, in quanto permette di risparmiare tempo e di intervenire sui pazienti più rapidamente; si tratta di un qualcosa che può salvare delle vite.

Twitter / Rob Hackett

Tramite il proprio profilo Twitter, Rob ha lanciato una campagna per incoraggiare più persone a seguire la propria idea, soprattutto per questi motivi:

  • Fai questo e puoi dimostrare che una soluzione semplice può migliorare il modo in cui ci prendiamo cura dei nostri pazienti e può migliorare il loro futuro.
  • Non farlo e dimostri come gli ospedali e la cultura nel sistema sanitario lottano contro i cambiamenti e le migliorie.

In molti lo seguono

Twitter / Rob Hackett

Da quando Rob ha iniziato a pubblicizzare questa campagna, infermieri e medici di tutto il mondo hanno cominciato a scrivere il proprio nome sulla testa.

Persone come Rob hanno aiutato a migliorare il sistema sanitario e la cosa più importante è che hanno aumentato le possibilità di salvare una vita.

L’idea di Rob merita di essere conosciuta da più persone possibili.

Cosa ne pensi dell’iniziativa di questo ingegnoso medico? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Le donne sono più sensibili ed emotive degli uomini, il perché lo dice la scienza

Non esiste un confronto tra generi diversi che possa essere più antico di quello che esiste tra uomini e donne.

Un “faccia a faccia” che esiste praticamente da sempre e che allo stesso tempo rappresenta un incastro che più perfetto non si potrebbe.

Maschi e femmine del genere umano, tuttavia, non si differenziano soltanto per i tratti somatici, ma esisterebbero differenze profonde su cui la scienza indaga da sempre provando a trovare delle spiegazioni che risultino assai meno sommarie di giudizi soggettivi o non confermati da basi scientifiche.

E, proprio secondo recenti studi, a quanto pare uomini e ragazzi si emozionano molto meno di quanto non facciano donne o ragazze.

Un’idea che prima poteva nascere da semplici giudizi empirici, ma che oggi scaturisce da indagini precise che poggiano la tesi su solide fondamenta.

Una ricerca evidenzia che i maschi sono molto più insensibili e appaiono spesso quasi privi di emozioni non per caso.

Esisterebbe infatti una spiegazione da rintracciare nella diversa struttura del cervello.

Secondo, infatti, quanto riporta il New Indian Express il tutto sarebbe da ricondurre ad un deficit della coscienza e dell’empatia.

La regione del sistema nervoso in cui si rintracciano le capacità di percepire queste emozioni è quella dell’isola anteriore della materia grigia che, secondo le recenti scoperte, sarebbe più ampia in coloro i quali risultano essere persone che si emozionano più difficilmente.

L’indagine, svolta dall’Università di Basilea in Svizzera, avrebbe avuto come base di ricerca 189 teenager tra maschi e femmine.

Nei ragazzi poco abituati ad emozionarsi l’area sarebbe stata più ampia fino al 19% del normale.

Tuttavia, è stato possibile anche notare che tra le donne “meno sensibili” non si verifica questo tipo di variazione nella struttura.

L’attuale studio dovrà essere ulteriormente approfondito, prima di poter essere considerato valido ed attendibile al 100%.

È un po’ però nell’immaginario di tutti credere all’uomo come una figura meno sensibile della donna, in grado di reggere la pressione delle emozioni e a prendere di petto la vita.

Per una volta si va in controtendenza rispetto alla rappresentazione della donna degli ultimi tempi: sempre più forte ed in grado di affrontare con vigore morale e psicologico le difficoltà della vita.

E non va, però, dimenticato che trovarsi di fronte ad una persona sensibile o emotiva non significa necessariamente avere a che fare con qualcuno che non abbia forza d’animo o  che non sia in grado di fronteggiare le avversità che gli si possano prospettare, anzi.

A volte emozionarsi può aiutare a vivere meglio.

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I nutrizionisti avvertono: la dieta a base di acqua è tra le più pericolose mai esistite

C’era un mondo che riusciva ad essere pericoloso già prima che la tecnologia, i social ed internet facessero il loro avvento.

Era lo sterminato universo delle diete, dato che in molti rinunciavano a consultare un esperto, preferendo seguire regimi alimentari “fai da te” che molto spesso generavano dimagrimenti effimeri o troppo repentini, causando alterazioni metaboliche non di poco conto.

Oggi, però, il fenomeno rischia di essere dilagante, perchè accade che, quando qualcuno condivide una propria esperienza che magari funziona sotto il profilo del ripristino della forma fisica, in molti sono pronti a seguirlo.

Potere dei social network e della rapidità con cui diete dimagranti apparentemente vincenti vengono condivise, senza che a recepirle sia un’utenza consapevole di quelle che potrebbero essere le conseguenze.

E un fenomeno del genere si sta verificando in questi giorni.

Si chiama “Water Fasting”, (ovvero la dieta “digiuno dell’acqua”) ed è un regime alimentare che fa perdere peso e che rischia di generare danni con “effetto domino”, soprattutto tra i più sprovveduti.

È uno dei trend del momento in alcuni paesi e per tanti motivi gli esperti la considerano la dieta dimagrante più pericolosa di tutti i tempi.

Tutto ciò che può essere ingerito è bandito, eccetto acqua, tè e caffè.

L’hashtag #waterfast è diventato virale e ci si augura che non lo diventino anche coloro i quali decideranno di abbracciare la “moda”.

Termine sbagliato e fuori posto, ma quanto mai azzeccato per una pratica che ha ben poco a che spartire con salute e benessere.

L’esperta di disordini alimentari Joanne Labiner ha fatto sapere che, ben presto, una scelta nutrizionale di questo tipo potrebbe condurre ad una condizione di anoressia.

Sopratttuto nel periodo in cui chi è sovrappeso di qualche chilo dopo Natale pensa di metterla da subito in pratica.

“Potenzialmente – rivela – può essere fatale per tutti gli organi e può portare anche a decessi da arresto cardiaco”.

Il parere medico scientifico si scontra con quello di alcune community che etichettano come pazzeschi i risultati della dieta per chi vuole dimagrire.

Altri, invece, sostengono che bevendo solo quelle tre bevande il sonno adesso è più tranquillo.

Altri ancora, raccontano di aver perso in maniera rapida fino a 20 chilogrammi, per poi un giorno scoprire di non essere più in grado di alzarsi dal letto.

La dieta water-fast, tuttavia, potrebbe persino essere utilizzata, a patto che però il tutto avvenga per brevissimi periodi e sotto la supervisione di uno specialista.

Risulta, infatti, particolarmente indicata per persone gravemente obese o affette da da diabete di tipo 2.

Per gli altri sarebbe opportuno ricorrere ad altre strategie per rimettersi in forma.

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6 segnali che indicano che sei un angelo sulla Terra e ancora non lo sai

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Viviamo in un mondo che sembra essere sottomesso dalla malvagità in quanto, ogni giorno, siamo testimoni di molte azioni che ci fanno avere timore e che ci fanno perdere la fiducia nell’umanità. Rapine, omicidi, attacchi terroristici, egoismo e tanto altro, sono le cose che fanno decadere il mondo e che lo riempiono di conflitti e guerre.

Tuttavia, siccome non può essere tutto brutto ed oscuro, fortunatamente, esistono delle persone che riescono a trasmettere sentimenti completamente opposti a quelli appena descritti e anche se non sono moltissime sono sufficienti, in quanto attraverso la loro bontà e le buone azioni che compiono riescono a contagiare più persone.

In questo caso non parleremo di persone che fanno parte di miti e leggende e nemmeno di esseri celestiali che scendono dal cielo con le ali, come se si trattasse di un racconto delle fiabe o di storie mistiche, bensì parleremo di persone vere, le quali hanno delle maniere e dei modi che possono essere paragonati a quelli degli angeli.

Questi sono i segnali che identificano un angelo sulla Terra

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Come detto non si tratta né di magia, né di Dei, né di esseri superiori, ma semplicemente di quelle persone che sembrano essere state disegnate apposta per avere uno scopo ben preciso sulla Terra, ovvero degli angeli. Perché angeli? Perché sono coloro che sono in grado di restituirci la fiducia e che ci fanno pensare che, alla fine, questo mondo non è poi tanto male.

Per identificare queste persone puoi tenere in considerazione i seguenti aspetti:

  • Sono sensibili. Una persona di questo tipo non rimane indifferente di fronte a nessun tipo di situazione, bensì vede tutto con una sensibilità ed un’empatia uniche.
  • Trascorrono momenti in completa solitudine. In questo modo riescono a riconnettersi con se stesse ed a ricaricarsi di energia.
  • Si interessano degli altri. Queste persone sono in grado di mettere in disparte le proprie necessità per aiutare chiunque abbia bisogno o chiunque abbia dei problemi.
  • Sentono di avere un impegno. Sentono di avere uno scopo da raggiungere per aiutare gli altri.
  • Hanno un buon intuito. In questo modo riescono a capire se qualcuno ha bisogno di aiuto, sostegno o compagnia.
  • Rifiutano gli ideali del mondo d’oggi. Non si fanno manipolare da cose come la discriminazione ed altri concetti che separano e dividono le persone.

Speriamo che tu abbia potuto ricordare qualcuno che corrisponde a questa descrizione o che ti sia potuto identificare. Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Questa foto virale è stata scattata poco prima che le due cagnoline venissero sacrificate ed ha salvato loro la vita giusto in tempo

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Come molti cani che vivono nei canili e che hanno bisogno di una casa, anche queste due cagnoline hanno rischiato di essere sottoposte ad eutanasia. Rimanevano loro solamente poche ore prima di essere condannate a morte certa ma, fortunatamente, sono state salvate giusto in tempo, dopo che una foto molto commovente che le ritrae mentre si abbracciano ha fatto il giro del web.

Kala è un mix segucio di 11 mesi e Keira è un mix boxer di 15 mesi, nel luglio del 2015 erano state messse in lista per l’iniezione letale in un canile in Georgia, negli Stati Uniti.

Un addetto alle adozioni della società che si occupa della protezione degli animali di Etowah Valley, ha deciso di condividere sui propri canali social la straziante immagine delle due cucciole che si abbracciano all’interno della gabbia, mentre attendono la propria imminente morte. Lo scatto immortala Kala mentre avvolge dolcemente le proprie zampe anteriori attorno a Keira, proprio come se stesse cercando di consolare la sua migliore amica, apparentemente spaventata come se sapesse ciò che l’aspetta.

Facebook / Angels Among Us Pet Rescue

Nel tentativo di salvare queste due cucciole da morte certa, l’organizzazione Angels Among Us Pet Rescue di Atlanta, in Georgia, ha condiviso a sua volta la commovente foto insieme ad una richiesta di aiuto.

Il post è stato scritto come se fosse proprio Kala ad esprimere i propri sentimenti: “Sono Kala. Lei è Keira. Siamo molto spaventate. Le persone che lavorano nel canile vedono quanto siamo spaventate, ma semplicemente ci dicono che oggi è il nostro ultimo giorno. Ci deve essere qualcuno che viene a salvarci, altrimenti saremo le prossime”.

Facebook / Kala & Keira Hugging Dogs

“Se nessuno ci salva, qualcuno la porterà lontano da me. La vedrò mentre attraverserà il ponte. Non tornerà ed io piangerò”.

Angels Among Us ha dichiarato: “Veramente non abbiamo più tempo. Non abbiamo persone disponibili per adottarle. La notizia di questi bisognosi animali ci ha sconvolti e dobbiamo trovare qualcuno che corra al più presto ad adottarli. Sono ancora vive e si può ancora fare qualcosa. Puoi donare, condividere e pregare”.

Facebook / Kala Keira

Rapidamente l’immagine è diventata virale ed è arrivata ai cuori di molte persone e, solo due ore dopo la condivisione del post, l’associazione ha pubblicato la meravigliosa notizia: Kala e Keira sono state portate via da quel canile. Le due cucciole non solo avevano trovato un alloggio temporaneo, bensì dozzine di persone si offrirono per dare loro una nuova e definitiva casa.

“Esattamente 2 ore e 6 minuti. Questo è il tempo che ci ha impiegato questa incredibile comunità di amanti degli animali per unire le forze e per salvare la vita a due amiche a quattro zampe“, ha scritto Angels Among Us.

Facebook / Kala & Keira Hugging Dogs

Per tre mesi, una donna di nome Cris Folchitto si è presa cura delle due cucciole, le ha ospitate temporaneamente nella propria casa perché non venissero sacrificate. Infine, nel mese di ottobre, Angels Among Us ha annunciato su Facebook la splendida notizia della loro adozione.

“SIAMO STATE ADOTTATE! Dopo aver cercato ovunque la nostra nuova famiglia, finalmente l’abbiamo trovata!”, ha scritto Angels Among Us.

Facebook / Kala & Keira Hugging Dogs

Kala e Keira sono state ufficialemente adottate da due amiche che si chiamano Wendy e Pam, le quali vivono insieme ad Atlanta.

“La settimana scorsa ho comprato la rivista People e dopo aver letto la storia delle due cagnoline che si abbracciano, ho solo sentito il bisogno di chiamare”, ha detto Wendy ad Angel Among Us.

Che bello che queste due cucciole abbiano avuto una seconda occasione. Speriamo che possano vivere insieme e felici per sempre.

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