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Questa coppia vuole adottare un bambino di 12 anni. Quando lo vedono, lui dice qualcosa che cambia la loro vita per sempre

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L’ironia della vita, alcune coppie cercano disperatamente di formare una famiglia però, sfortunatamente, non riescono ad avere dei figli, mentre altre, semplicemente, li buttano come se fossero degli oggetti di poco valore.

Per fortuna, esiste chi ricorre all’adozione, si tratta sicuramente di persone che pensano che qualsiasi bambino abbia il diritto di crescere in una casa dove possa sentirsi amato e protetto.

Le procedure di adozione non sono per nulla semplici e questo lo sanno molto bene Claudio Boccalon e sua moglie Mariela, i quali hanno desiderato e cercato per molti anni di formare una famiglia. I due coniugi argentini, purtroppo, non sono mai riusciti ad avere figli nonostante abbiano tentato per anni con diverse cure mediche e trattamenti.

La Nacion

Non hanno mai scartato nemmeno l’idea dell’adozione, infatti, già nel 2003 presentarono la documentazione necessaria per poter adottare un bambino; la strada è stata lunga e difficile e ci sono voluti ben 10 anni, ma alla fine hanno ottenuto l’autorizzazione per poter adottare un bambino.

“Ne è valsa la pena aspettare”, ha ammesso felice la coppia. Inoltre, i due neogenitori non potevano sentirsi più soddisfatti ed orgogliosi per aver incontrato Julio, un bambino di 12 anni molto sveglio ed educato.

“Non potevamo chiedere di meglio, è un ragazzo che ha fascino e ci ha immediatamente rubato il cuore”, affermano i genitori.

Nonostante la contentezza per avere trovato dei genitori amorevoli ed una vera nuova casa, Julio non riusciva ad essere del tutto felice.

La Nacion

Il ragazzo si trovava nell’istituto insieme ai suoi 4 fratellini, 2 maschi e 2 femmine, ma ora si sarebbero dovuti separare perché avrebbero vissuto in tre famiglie diverse.

Claudio e Mariela erano a conoscenza di questa situazione e per telefono, ancora prima di incontrare Julio, gli dissero di non preoccuparsi per i suoi fratelli e gli promisero che l’avrebbero accompagnato a trovarli e che sarebbero potuti rimanere in stretto contatto.

“La prima volta che andammo a prendere Julio per uscire, ci chiese di non adottare solamente lui perché gli sarebbero mancati molto i suoi quattro fratelli minori. Non voleva che li separassero, in quel momento non ci aspettavamo questa confessione da parte sua e ci si spezzò il cuore”, racconta Mariela.

Dopo la richiesta di Julio, i neogenitori fecero una scelta del tutto inaspettata. Il grande amore che Julio provava per i suoi fratelli li aveva commossi a tal punto che decisero di adottarli tutti e cinque. Finalmente, avevano la famiglia numerosa che avevano sempre desiderato.

Questa volta le procedure furono più rapide e la coppia, in breve tempo, si ritrovò ad avere due bambine e tre bambini. Il desiderio di Julio era diventato realtà ed oltre a poter stare insieme ai suoi fratellini, ora poteva contare sul calore di una casa e sull’amore di due genitori stupendi.

I due genitori confessano che non avrebbero mai pensato di adottare cinque bambini, però non si pentono di nulla. Ogni momento trascorso al loro fianco è unico e la felicità per essere finalmente riusciti a formare una famiglia è indescrivibile.

La Nacion

I cinque bambini hanno portato moltissima allegria nelle vite di Claudio e Mariela ed il loro amore è incondizionato.

È una fortuna che esistano persone come loro e sarebbe bello se altri bimbi che si ritrovano nella stessa situazione di Julio e dei suoi fratelli potessero avere la stessa buona sorte. È ammirevole ciò che hanno fatto per questi cinque bambini, auguriamo loro di avere una vita piena di gioia e di momenti felici insieme ai propri figli.

Cosa ne pensi del grande gesto di queste due brave persone? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa bella storia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Per la strada un senzatetto le grida: “Io ero il tuo miglior amico alle elementari!”

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La vita, ogni giorno, ci riserva un sacco di sorprese e ci riempie di opportunità per fare del bene a qualcun altro. Qualcosa di simile è accaduto a Wanja Mwaura, una donna di 32 anni che vive a Lower Kabaete, in Kenia.

Un giorno, mentre Wanja stava camminando per la strada per dirigersi al mercato, qualcuno gridò il suo nome. Nel voltarsi si ritrovò di fronte ad un senzatetto; aveva l’aspetto scheletrico, gli occhi sporgenti, i vestiti sporchi ed uno sguardo da chi si è appena drogato ed era praticamente impossibile poterlo riconoscere.

A quel punto l’uomo si presentò, si trattava di Patrick Wanjiru, aveva circa 34 anni e 27 anni prima, quando ne aveva solamente sette, era stato il suo migliore amico.

La donna era scioccata da quella rivelazione, come era possibile che Hinga, il nome con cui lo chiamavano all’epoca, fosse finito per ridursi in quello stato? Era un bravo studente ed un eccellente atleta, giocava a calcio ed era stato soprannominato Pelè. Così Patrick le raccontò la sua storia.

Quando era piccolo Hinga non viveva con i suoi genitori, bensì stava con la propria nonna in una baracca. La donna ad un certo punto non riuscì più a pagare la retta scolastica del nipote e dopo poco tempo vennero anche sfrattati di casa. Ben presto la nonna di Hinga morì e lui rimase solo senza avere alcun posto dove poter andare.

La povertà e la solitudine lo portarono ad avvicinarsi alla droga e finì per essere dipendente dall’eroina. Il cibo lo cercava nella spazzatura e lì riusciva anche a trovare alcuni oggetti che poi rivendeva.

Wanja non poteva abbandonarlo, lo invitò a pranzare e gli lasciò il proprio numero di telefono dicendogli di non esitare a contattarla nel caso in cui avesse avuto bisogno di qualcosa. Nei giorni successivi, l’uomo chiedeva in prestito un telefono per poterla chiamare, lo faceva con frequenza, molte volte anche solo per sentire la sua voce e conversare.

Patrick disse a Wanja di voler lasciare definitivamente la droga e lei decise di fare qualcosa per aiutarlo. La donna scrisse sui propri profili social la storia di Patrick chiedendo aiuto per riuscire a raccogliere del denaro per la sua riabilitazione. Purtroppo, riuscirono a raccogliere solamente la metà dei soldi necessari per la terapia e Wanja, seppur con difficoltà, decise di contribuire di tasca propria.

L’uomo affrontò i 9 giorni di riabilitazione con molta serietà ed impegno, infatti in breve tempo iniziò a prendere peso ed i risultati furono notevoli.

In un modo o nell’altro, circostanze completamente estranee a noi influenzeranno le nostre vite, sta a noi imparare a superarle nel modo migliore. Ricorda che non è mai troppo tardi per ricominciare da capo, a volte abbiamo solo bisogno di una mano amica che ci dia la forza ed il supporto di cui abbiamo bisogno.

La generosità di questa donna è da ammirare e tutti noi dovremmo prenderla d’esempio.

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Questa è la canzone più rilassante e calmante mai realizzata al mondo fino ad oggi

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La musica ha sempre fatto parte della nostra società, fin dalla preistoria. Ancora prima che venissero inventate le prime forme di scrittura, i nostri antenati, per creare melodie, utilizzavano le proprie voci ed alcuni strumenti a percussione e sonagli, i quali sono stati ritrovati in scavi archeologici risalenti al paleolitico. La musica è talmente importante per noi esseri umani che, praticamente, ogni cultura antica la condiserava come un regalo degli dei.

La sua bellezza può essere goduta da tutti, non solo da chi la interpreta; chiunque l’ascolti può venire immediatamente trasportato ed è in grado di capire il messaggio che la musica sta dando. Probabilmente, è proprio questo il motivo che la rende una delle arti più belle mai create.

Ogni persona ha gusti diversi e la musica può essere talmente varia che esistono generi musicali per tutti, dove ognuno ha la possibilità può trovare la propria canzone o melodia preferita.

Commons Wikimedia / Condor

Tuttavia, quando si parla di apprezzamento musicale, diversi aspetti come il ritmo, l’armonia, la melodia e le varie sfumature, ci aiutano a determinare quando ci troviamo di fronte ad una composizione musicale di qualità.

In questo senso, esiste una composizione considerata dagli esperti come la più rilassante del mondo. Si tratta di “El cóndor pasa” del compositore peruviano Daniel Robles, questa canzone è stata scritta nel 1913 e nel 2004 è diventata patrimonio nazionale.

Di seguito la puoi ascoltare, rilassati e goditi questa bella melodia:

Speriamo che ti sia piaciuta, ne conosci altre che ti fanno rilassare? Lasciaci un commento. Ricorda di condividere questa rilassante melodia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

La musica ci aiuta a superare gli attacchi di panico ed esiste una canzone particolarmente adatta. Ascoltala e rilassati

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L’ansia e gli attacchi di panico sono sempre più frequenti nel mondo di oggi ed a preoccupare sono i pesanti sintomi che rendono più difficili le giornate per le svariate decine di milioni di persone nel globo terrestre che soffrono di tali problematiche. Inoltre, non è da trascurare il fatto che tutto questo può rappresentare il trampolino di lancio per diversi disturbi psichiatrici che possono compromettere la vita delle persone (per esempio il disturbo ossessivo compulsivo).

Ciò che dà all’occhio è il proliferare della suddetta problematica tra i giovanissimi che sempre più spesso ricorrono all’aiuto di psicoterapeuti e psicologi. Non è un caso infatti che sempre più persone decidono anche di ricorrere a corsi di rilassamento come lo yoga e la meditazione.

L’ansia e lo stress possono dare diversi problemi fisici di notevole entità

L’ansia e lo stress rappresentano una serie di sensazioni legate per lo più alla sfera emotiva e psicologica ma possono avere notevoli ripercussioni anche sul corpo: chi soffre del disturbo ansioso o ha accumulato un’elevata quantità di stress tende ad essere sempre molto teso, soffre di problemi legati allo stomaco, fame nervosa o inappetenza, forti mal di testa e problemi cardiaci, tutti disturbi che non sempre si riesce a collegare alla sensazione ansiosa (non riuscendo perciò a dare una diagnosi adeguata ai disturbi fisici appena menzionati).

La musicoterapia: una medicina dai benefici inaspettati

La musicoterapia è molto vantaggiosa per chi la pratica, tanto è vero che sono tantissimi gli studi medici e scientifici che valorizzano sempre di più la suddetta terapia.

Un grande impulso alla diffusione dell’uso della musica nel trattamento del disturbo ansioso viene dal Regno Unito, dove alcuni scienziati hanno cercato di scoprire i reali benefici della musicoterapia. Hanno condotto un curiosissimo esperimento dove si prevedeva di far sentire una playlist di 10 canzoni a persone impegnate a rivolvere puzzle capaci di generare un forte carico di stress; gli esami clinici del sangue, della pressione arteriosa e dell’attività cerebrale hanno dimostrato senza alcun’ombra di dubbio che la musica può dare notevoli benefici alle persone che vivono situazioni di forte stress emotivo e psicologico, tanto è vero che i soggetti analizzati sono riusciti brillantemente a mantenere la serenità e la calma di fronte ad alcuni test simulati (come esami scritti e puzzle lunghi e complessi).

Weightless: una panacea musicale

La canzone che ha colto di più nel segno poiché è riuscita ad abbassare i livelli di stress del 65% è “Weightless”, una canzone creata dal gruppo Marconi Union (con i consigli di alcuni specialisti del suono). La canzone è un mix di pianoforte, melodie di suoni naturali e musiche buddiste ed è stata capace di ridurre sensibilmente il cortisolo, ovvero l’ormone che provoca lo stress. Di seguito la suddetta traccia musicale, buon ascolto

Tutto quello che abbiamo appena letto ha l’obbiettivo di dare un po’ di sollievo alle persone che soffrono di stress, ansia ed attacchi di panico. A volte basta poco per provare un po’ di pace e questa traccia musicale ne è l’esempio per eccellenza.

Conoscevi già la musicoterapia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condivere queste importanti informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Questa coppia di anziani si è scattata la stessa foto una volta al mese per un anno. L’ultima è devastante

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Come sarebbe il mondo senza l’amore? Sicuramente niente di che e, anche se in molti non ci credono, i signori Sweetman sono un chiaro esempio di amore vero.

L’amore vero non è quello perfetto, bensì è quello che da la forza di affrontare insieme tutte le difficoltà e gli ostacoli, si tratta di un legame nel quale predominano il rispetto, la fiducia e l’amore.

Nel 1964, un fotografo di nome Ken Griffiths ha scattato ogni mese una fotografia ad una coppia di anziani nel giardino della loro casa. L’intento dell’uomo era quello di mostrare l’amore della coppia ed i cambiamenti del giardino con il passare delle stagioni.

Un bellissimo progetto che è stato visto ed apprezzato da moltisssime persone e che la prima volta è stato pubblicato sul Sunday Times Magazine. La prima fotografia è stata scattata in un giorno di sole ed i fiori nel giardino della coppia erano stati da poco seminati.

 

Con il passare dei mesi il giardino ha cominciato a prendere vita e ad avere molti colori; è fiorito proprio come l’amore di questa bellissima coppia. Due persone che si sono amate per tanti anni ed hanno affrontato insieme le avversità della vita.

Le immagini parlano da sole.

 

Anche se l’inverno ha rovinato il loro giardino, il loro amore è rimasto intatto senza mai appassire e sono entrambi rimasti fedeli alla promessa che si erano fatti tanti anni prima, quella di amarsi per l’eternità.

Il progetto si chiama “An English Country Garden” e rappresenta per un intero anno i vari cambiamenti del giardino di questa coppia di anziani. Le immagini mostrano il risultato di una semina fatta con amore. Inoltre, il paesaggio è decisamente migliore con i due innamorati come protagonisti.

Tuttavia, nonostante il progetto stesse andando per il meglio, accadde qualcosa di veramente inaspettato. Sfortunatamente, la signora Sweetman morì e nell’ultima fotografia appare suo marito da solo in un giardino vuoto. Una fotografia che spezza il cuore.

Il signor Sweetman decise di terminare il progetto e per onorare la memoria della sua dolce sposa posò nel posto dove, di solito, si metteva lei.

Non c’è alcun  dubbio, il vero amore esiste però arriva solamente a chi sa aspettare, inoltre è indispensabile non dimenticare mai l’importanza di alimentare la propria relazione con fiducia e rispetto.

Tanto rispetto per questa bella coppia che ci ha dimostrato che il vero amore esiste.

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La partita di calcio viene sospesa ed il portiere dimenticato per più di 20 minuti

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La storia che racconteremo ha avuto luogo in Inghilterra. Era il 25 dicembre del 1937 e come da tradizione le partite di campionato si giocano sempre nella giornata natalizia. Il motivo per il quale questa vicenda è stata ricordata non è dato da un match di alta classifica o da un risultato pazzesco; ciò che rimase impresso di quella partita è stato qualcosa di assolutamente insolito e bizzarro.

Il derby di Natale: Chelsea contro Charlton e l’incredibile epilogo

Quel giorno si giocò il derby di Natale tra il Chelsea ed il Charlton: il match datato nel pomeriggio della giornata di natale iniziò regolarmente ma poi fu scandito da una nebbia molto fitta che rese difficile sin dai primi minuti del secondo tempo il normale svolgimento della partita; il match proseguì a stento per altri 10 minuti ma dato che era praticamente impossibile vedere i giocatori (e la palla da gioco), l’arbitro prese la sacrosanta decisione di sospendere la partita e di rinviarla a data prossima.

Come da regolamento l’arbitro fermò il gioco tramite triplice fischio ed invitò i giocatori a rientrare negli spogliatoi; rientrarono tutti i giocatori delle 2 squadre, tutti eccetto uno, il portiere del Charlton Sam Bartram che non sentendo il fischio (e non potendo vedere i giocatori rientrare per colpa della nebbia) non si era accorto che la partita era già stata sospesa, egli rimase a difendere la sua porta per altri 20 minuti, sebbene non ci fossero più i giocatori avversari che la minacciavano.

Dopo più di 20 minuti dalla fine della partita cominciò a vedere la sagoma di una persona e non sapendo se era un compagno o un avversario si mise in posizione per difendere la porta del Charlton. Ciò che vide dopo lo sorprese molto poiché si accorse che la persona che si stava avvicinando non era un giocatore, bensì un poliziotto che stava cercando di scortare l’ignaro portiere negli spogliatoi.

Bartram, una volta capita la situazione si imbarazzò molto e corse il più veloce possibile verso gli spogliatoi dove trovò i suoi compagni già lavati e cambiati che si facevano una grossa risata, accogliendolo con applausi ironici.

La giornata rimase impressa  nella memoria del portiere per tutta la vita, tanto è vero che lo scrisse anche nella sua biografia qualche anno dopo.

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L’invidia e la sindrome di Solomon

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Facciamo parte di una società che tende a condannare il talento ed il successo altrui. L’invidia paralizza il progresso a causa della paura che viene generata dal fatto di non essere in linea con il pensiero della maggior parte delle persone. Uno dei maggiori timori dell’essere umano è quello di differenziarsi dagli altri e di non essere accettato.

Nel 1951, lo psicologo statunitense Solomon Asch si recò in un istituto scolastico per fare agli studenti un controllo della vista. Per lo meno, questo è ciò che disse ai 123 giovani volontari che parteciparono, senza saperlo, ad un esperimento riguardante il comportamento umano in un determinato contesto sociale. L’esperimento era molto semplice, in una classe venivano riuniti otto studenti per volta, sette dei quali erano in combutta con Asch, mentre l’ottavo era convinto che tutti gli altri stessero partecipando al controllo della vista, proprio come lui.

Asch, fingendosi oculista, mostrava ai ragazzi tre linee verticali di diverse lunghezze disegnate vicino ad una quarta linea. Guardando da sinistra a destra, la prima e la quarta avevano esattamente la stessa misura. Quindi Asch chiedeva loro di dire quale delle tre linee verticali fosse uguale alla quarta disegnata a fianco. Il tutto era organizzato in modo tale che la “cavia” dell’esperimento rispondesse per ultima, dovendo dare la propria opinione solo dopo aver ascoltato quella degli altri sette.

“La conformità è il processo attraverso il quale i membri di un gruppo sociale cambiano i propri pensieri,
le proprie decisioni ed i propri comportamenti per adattarsi all’opinione della maggioranza”

-Solomon Asch-

La risposta era talmente facile ed ovvia che, praticamente, era impossibile da sbagliare. Tuttavia, i sette studenti che erano d’accordo con Asch davano tutti quanti la stessa risposta sbagliata. Per mascherare un po’ l’inganno, i ragazzi si accordavano di modo che le risposte di un paio di loro fossero sempre sbagliate, ma diverse da quelle della maggioranza. Il test è stato ripetuto da tutti i 123 volontari per 18 volte. Ogni volta, in ordine diverso, tutti quanti hanno dovuto comparare le medesime quattro linee verticali.

Alla fine, solamente il 25% dei partecipanti ha mantenuto il proprio giudizio ogni volta che è stata posta loro la domanda, mentre il resto dei ragazzi, almeno una volta su 18, si è lasciato influenzare dal criterio degli altri. Più di un terzo delle “cavie”, per non essere in disaccordo con la maggiornaza, ha risposto in maniera sbagliata. I volontari hanno ammesso di distinguere perfettamente quale fosse la linea corretta, ma che, di fatto, non l’hanno detto a voce alta per paura di sbagliare, o di essere derisi per aver detto una cosa diversa dal resto del gruppo.

Oggigiorno, questo studio continua ad affascinare le nuove generazioni di ricercatori del comportameno umano. Le conclusioni sono unanimi: siamo molto più condizionati di quello che crediamo. Per molti, la pressione della società continua ad essere un ostacolo insormontabile. Lo stesso Asch si è sorpreso nel vedere quante persone si siano sbagliate nel dire che gli esseri umani sono liberi di decidere quale strada percorrere nel corso della propria vita.

Oltre a questo famoso esperimento, solitamente, si dice che un individuo soffre della sindrome di Solomon quando prende decisioni o adotta dei comportamenti, solamente per evitare di eccellere o di risaltare in un determinato contesto o gruppo sociale. Inoltre, capita che molti si autointralciano per non rischiare di uscire dal percorso su cui transitano le altre persone. Inconsciamente poi, in tanti temono di attirare troppa attenzione su di sé ed, addirittura, evitano di trionfare per paura che le poprie qualità ed i propri successi possano offendere gli altri.

Questa è la ragione per la quale, generalmente, proviamo un senso di panico quando dobbiamo parlare in pubblico. Non per nulla, per alcuni istanti, diventiamo il centro dell’attenzione di tutti i presenti. E, nell’esporci apertamente, ci ritroviamo in una posizione nella quale ci sentiamo vulnerabili, in quanto siamo alla mercé di ciò che la gente può pensare di noi.

La sindrome di Solomon fa emergere il lato oscuro della nostra condizione umana. Da una parte rivela la nostra mancanza di autostima e di fiducia in noi stessi, in quanto siamo portati a credere che il nostro valore come persone dipenda da quanto gli altri ci apprezzano. Mentre dall’altra si palesa una scomoda realtà, purtroppo, continuiamo ad essere parte di una società nella quale si tende a condannare il talento ed il successo altrui.

Anche se nessuno lo dice, sotto sotto, in pochi sono davvero contenti quando le cose ci vanno bene; ancora di più in questo momento, in piena crisi economica e con la precarietà in cui sono costrette a vivere milioni di persone. Dietro a questo tipo di comportamento si nasconde un virus tanto sfuggente quanto letale, il quale non solo ci fa ammalare, ma riesce anche a paralizzare il progresso dell’intera società, questo virus si chiama invidia.

La Real Academia Española definisce questa emozione come “desiderio di qualcosa che non si possiede“, questo provoca tristezza o infelicità nell’osservare il bene degli altri. L’invidia nasce quando ci compariamo a qualcun altro ed arriviamo alla conclusione che lui/lei ha qualcosa che noi desideriamo. Ovvero, questa persona ci porta a concentrarci sui nostri difetti, i quali si accentuano in proprorzione a quanto ci pensiamo. Questo è il modo in cui si viene a creare il complesso di inferiorità; improvvisamente ci sentiamo inferiori perché gli altri hanno di più.

Sotto l’incantesimo dell’invidia non riusciamo a rallegrarci per le gioie degli altri. In modo quasi inevitabile, questo sortilegio agisce come uno specchio nel quale, solitamente, vediamo riflesse le nostre stesse frustrazioni. Tuttavia, ammettere il nostro complesso di inferiorità risulta essere talmente doloroso che abbiamo bisogno di canalizzare le nostre insoddisfazioni giudicando la persona che ha ottenuto ciò che noi invidiamo. È sufficiente solo un po’ di immaginazione per trovare un motivo per criticare qualcuno.

Il primo passo per superare il complesso di Solomon consiste nel comprendere quanto sia inutile frustrarci per ciò che la gente pensa di noi. Se ci pensiamo attentamente, temiamo di distinguerci per paura di quello che certe persone, mosse dal disagio generato dal proprio complesso di inferiorità, possono dire di noi; appunto per compensare le proprie carenze e per sentirsi meglio con se stesse.

E per quanto riguarda l’invidia, come si supera? È molto semplice: smettendo di demonizzare il successo degli altri per iniziare ad ammirare e ad imparare dalle qualità e dalla forza che hanno permesso loro di raggiungere i propri sogni. Se ciò che desideriamo ci distrugge, ciò che ammiriamo ci innalza. Essenzialmente perché ciò che ammiriamo negli altri iniziamo a coltivarlo in noi stessi. Per questo, l’invidia è un maestro che ci rivela i doni ed i talenti innati che dobbiamo ancora sviluppare. Invece di lottare contro tutto, utilizziamola per costruire qualcosa di buono dentro di noi. E nel momento in cui la collettività riuscirà a superare il complesso di Solomon, ognuno di noi potrà contribuire donando il meglio di sé alla società.

Cosa ne pensi dei risultati di queste ricerche? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Trova una borsa con più di 5,000$, localizza il proprietario su Facebook e salva la vita ad una ragazza con leucemia

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Durante quest’ultimo anno abbiamo potuto assistere a diverse azioni generose di persone comuni come Catalina, la donna argentina che a maggio del 2017 ha trovato una borsa con all’interno una cospicua somma di denaro ed ha deciso di affrontare l’arduo compito di trovare il suo legittimo proprietario su Facebook.

L’azione di questa donna è stata totalmente altruista, i soldi che ha trovato all’interno di una borsa nel comune argentino di Sierra de Padres, in provincia di Buenos Aires, non erano suoi e non ha mai pensato di tenerseli, nemmeno per un secondo, però non avrebbe mai potuto immaginare a chi realmente appartenevano.

Quel giorno, Catalina stava dando da mangiare ad alcuni cani randagi vicino alla chiesa del proprio quartiere, secondo quanto riportato dal periodico argentino La Nación, quando ad un certo punto ha visto una borsa. Così ha deciso di raccoglierla da terra per metterla vicino ad un bidone dell’immondizia e, mentre la stava spostando, ha intravisto all’interno diverse banconote: erano all’incirca 20 mila pesos argentini più 4 mila dollari americani. Oltre ai soldi c’erano dei fogli di carta con delle scritte sfocate, era come se si fossero bagnate ed erano impossibili da leggere, si capiva però che si trattava di una cartella clinica nella quale c’era anche la foto di una bambina.

Senza alcuna informazione in più la donna si è lanciata alla ricerca del proprietario ed ha pubblicato sul proprio profilo di Facebook un post, specificando che se non si fosse trovato il proprietario la somma sarebbe stata donata ad un rifugio per animali e ad una mensa per i poveri:

“Trovata a Sierra de los Padres!
Ho appena trovato una borsa grande con all’interno $20,000 e poco più.
Senza documenti. Per favore, se qualcuno vi dice di aver perso questa somma e può dimostrare che sia sua,
descrivendo il colore e quelle poche cose che ci sono all’interno, mettetevi in contatto con me.
Se il proprietario non si trova. Il denaro sarà donato ad un rifugio e una mensa”

Prima di lei, anche una donna di nome Lorena Yapur aveva utilizzato la pittaforma di Facebook per chiedere aiuto. Cercava una borsa con all’interno 20,000 pesos e 4,000 dollari. Era disperata. Si era recata a Sierra de Padres per vendere un’auto, perché la figlia di 10 anni soffre di leucemia ed aveva bisogno dei soldi per farla operare.

Questo è ciò che ha scritto su Facebook:

“Per favore è urgente, ieri sono andata con la mia famiglia a Sierra, mia figlia ha la leucemia, ha bisogno di un trapianto urgente,
stiamo raccogliendo i fondi, ieri abbiamo venduto l’auto ad un uomo di Sierra, ci ha pagati in pesos e dollari,
ci ha dato il denaro in una borsa rossa del consorzio di grandezza media,
c’erano 4,000 dollari statunitensi e 20 mila pesos argentini”

Lorena aveva già fissato la data per l’operazione della figlia che avrebbe dovuto pagare con il denaro ricavato dalla vendita dell’automobile. E continua dicendo:

“L’abbiamo persa per strada, siamo disperati, piangiamo tutti, perché se n’è andata la nostra ultima occasione
per salvare la vita di mia figlia, è piccolina, ha 10 anni, merita di continuare a vivere,
noi non abbiamo mai chiesto né collaborazione né aiuto a nessuno, siamo una famiglia di lavoratori,
abbiamo venduto anche i vestiti in eccesso per raccogliere i soldi”

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1814345188895006&id=100009586281746&pnref=story

La donna aveva scritto un post anche su un gruppo di Facebook che si occupa di supporto e di informazioni locali. Il post è stato condiviso oltre 3 mila volte, fino a che qualcuno non l’ha inviato a Catalina.

Ci sono stati molti fubetti che hanno cercato di recuperare la borsa, nonostante non fosse la loro. Catalina ha ricevuto migliaia di messaggi di persone che volevano farsi passare per il proprietario della borsa, però nessuno ha saputo descrivere né la borsa, né ciò che conteneva.

Poi, però, a Catalina sono iniziati ad arrivare messaggi nei quali veniva menzionata una donna che diceva di aver perso una borsa rossa con del denaro all’interno. Lorena era difficilmente rintracciabile per via del suo vecchio telefono, ma per fortuna un vicino di casa è riuscito a mettere le due donne in contatto.

Questa volta la persona che stava reclamando la borsa era la vera proprietaria del denaro. Lorena ha descritto minuziosamente la borsa, il tipo di banconote e altre cose che c’erano al suo interno, compresa la cartella clinica della piccola Milena. Inoltre, come Catalina ha visto la bimba non ha avuto nessun dubbio, in quanto si trattava della stessa che aveva visto in fotografia.

Catalina ancora non capisce perché la sua storia abbia fatto così tanto scalpore, in quanto lo considera un gesto del tutto normale e sottolinea: “Semplicemente, i soldi non erano i miei”

E tu cosa faresti se ti dovessi trovare nei panni di Catalina? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa bella storia di onestà con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una ragione in più per NON far usare ai tuoi figli il tuo cellulare

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È sempre più comune il fatto che un bambino chieda di farsi regalare un cellulare per il suo compleanno, per Natale o per altre ricorrenze. Ma ciò che è veramente importante è saper valutare con attenzione i pro ed i contro che questa tecnologia potrebbe portare ai nostri figli.

Nel giro di 8 anni, l’eccessivo utilizzo dei dispositivi mobili si ripercuoterà negativamente sull’80% dei giovani, i quali saranno portati a sviluppare delle anomalie visive e si stima che circa il 70% di loro sarà miope, avverte Oscar Antonio Ramos Montes, direttore del dipartimento de la Carrera de Optometría de la Facultad de Estudios Superiores (FES) a Iztacala, in Messico.

Il ricercatore sottolinea che i giovanissimi che trascorrono troppo tempo davanti a telefoni, tablet, computer o televisori, avranno rispercussioni alla vista entro il 2025.

Nel 2025, l’80% delle persone che hanno utilizzato eccessivamente il cellulare durante la propria infanzia avranno problemi di vista.

Lo studioso ha affermato che, attraverso le proprie ricerche, ha riscontrato casi di bambini di tre o quattro anni con importanti anomalie visive per via dell’uso dei dispositivi elettronici.

Oggi possiamo trovare dei piccoli di tre o quattro anni con importanti anomalie visive“, ha detto l’uomo.

Ha osservato che, nel mondo, è aumentato esponenzialmente il numero di bambini che soffre di un qualche tipo di errore di rifrazione, come la miopia, l’ipermetropia, l’astigmatismo o la presbiopia.

Esistono dei segnali d’allarme ai quali dobbiamo prestare attenzione per riconoscere se nostro figlio ha problemi di vista, solitamente chi ha difficoltà visive tende a: socchiudere gli occhi per mettere a fuoco un oggetto, avvicinarsi troppo ai quaderni o ai libri per riuscire a leggere o scrivere ed eccessiva lacrimazione che si produce per lo sforzo.

Secondo Ramos, un altro gesto che fanno i bambini o i ragazzi che hanno problemi di miopia è quello di inclinare la testa per riuscire a mettere a fuoco e per vedere meglio.

Quando si ha il sospetto di un problema alla vista è bene consultare un medico specializzato, il quale saprà determinare se necessario intervenire con delle lenti correttive, o con altri tipi di terapie.

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Si consiglia pertanto ai genitori di ridurre al minimo l’uso di dispositivi elettronici ai propri figli.

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Com’è il pane senza farina? Scoprilo qui

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Il pane, probabilmente, è l’alimento più popolare del pianeta, in quanto fa parte della dieta di moltissime culture in tutti i paesi del mondo, soprattutto nel nostro. Il pane, oltre a simboleggiare il frutto del lavoro dell’uomo, è presente in tutte le case e piace praticamente a tutti.

Con il passare del tempo, purtroppo, si è scoperto che questo alimento non è tanto inoffensivo come potrebbe sembrare. Contiene glutine e acido fitico, i quali influiscono negativamente sui celiaci ed impediscono il corretto assorbimento dei minerali. Fa parte del gruppo di carboidrati che contribuiscono all’aumento del peso corporeo ed inoltre risulta essere tra gli alimenti più difficili da digerire, per questo motivo molte persone si sentono “pesanti” dopo aver mangiato il pane.

Molti medici e nutrizionisti consigliano di ridurre il consumo di pane cercando di rimpiazzarlo con altri alimenti. Per questo, di seguito puoi trovare la ricetta per preparare del pane senza farina, ideale per le persone che stanno seguendo delle diete dimagranti e per chi non può ingerire glutine.

Ingredienti:

  • 5 albumi d’uovo;
  • 150 ml di acqua;
  • 150 grammi di noci;
  • 100 grammi di semi di lino;
  • 100 grammi di semi di girasole;
  • 100 grammi di semi di sesamo;
  • 100 grammi di semi di zucca;
  • sale a piacere;
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio.

 

Preparazione:

In primo luogo separare gli albumi dai tuorli, aggiungere il sale e sbattere per circa un minuto aggiungendo anche il bicarbonato di sodio e l’acqua. Macinare tutti i semi con l’utilizzo di un mortaio o con un robot da cucina fino a quando non raggiungono una consistenza molto simile a quella della farina, dopodiché aggiungere il tutto al composto.

Amalgamare tutti gli ingredienti e lavorare la pasta con le mani per ottenere la forma di pane che desideriamo. Scaldare il forno a 180°C. e cuocere la massa per circa 50 minuti.

Ecco fatto, il tuo pane senza glutine è pronto, si tratta di un alimento adatto ai celiaci e per tutte quelle persone che non vogliono assumere troppi carboidrati ma che amano mangiare del buon pane ogni giorno.

Conosci altre ricette per preparare il pane senza farina? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Avrai ascoltato questa canzone centinaia di volte, però sicuramente non sai chi la canta

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Probabilmente, se hai visto il film “50 volte il primo bacio” interpretato da Adam Sandler e Drew Barrymore, avrai notato che all’interno della colonna sonora è presente una canzone che, una volta ascoltata, è difficile togliersi dalla testa, si tratta di “Somewhere over the Rainbow” che significa letteralemente “Da qualche parte sopra l’arcobaleno”.

Ora, sai chi canta questo bellissimo pezzo?

Si chiamava Israel Kamakawiwo’ole, detto IZ, era un musicista di origini hawaiane e la sua storia ti lascerà un grande vuoto nel cuore.

Da qualche parte sopra l’arcobaleno

Questa bella canzone venne eletta dai discografici statunitensi come “Miglior canzone del XX secolo“; fu scritta da Harold Arlen e Edgar Yipsel Harburg e la versione originale venne interpretata da Judy Garland nel film del 1939 “Il mago di OZ“.

Negli anni successivi è stata reinterpretata da diversi artisti, ma esiste una versione che è particolarmente amata, si tratta di quella riarrangiata dal leggendario musicista hawaiano Israel Kamakawiwo’ole.

Per via delle sue dimensioni era stato soprannominato “Il gigante gentile“, era alto 1,90 cm e pesava intorno ai 340 kg. Il gradevole tono di voce di quest’uomo abbinato al suono giocoso ed elegante dell’ukulele, uno trumento musicale a quattro corde simile ad una piccola chitarra, riuscivano a far provare delle emozioni incredibili a chiunque lo ascoltasse.

Fin da bambino ha coltivato la passione per la musica, ma solo nel 1990 è riuscito a pubblicare il suo primo album ed a vincere il premio dell’Hawai’i Academy of Recording Arts come miglior cantante.

Ben presto è divenuto un artista molto noto nel propio paese, ha lottato come attivista per l’indipendenza delle Hawai ed i testi delle sue canzoni, molto spesso, trattavano temi delicati come quelli dei diritti degli hawaiani.

L’ultimo premio l’ha vinto nel 1997 ed ha seguito la propria premiazione dalla stanza di un ospedale. Questo grande cantante ha sempre sofferto di obesità e, purtroppo, è morto a soli 38 anni a causa di un problema respiratorio che si è aggravato per via del suo peso.

Il giorno della sua morte la bandiera hawaina venne issata a mezz’asta in segno di lutto e furono oltre 10 mila le persone che andarono a salutarlo per l’ultima volta.

Israel aveva un ultimo desiderio e furono tantissime le persone che unirono le proprie forze per riuscire a realizzarlo. Voleva un funerale sulla spiaggia e che le sue ceneri venissero sparse nelle acque dell’oceano Pacifico e così fu. Nel 2003 nel Waianae Neighborhood Community Centre è stato inaguarato un busto di bronzo in suo onore.

revistacultural.ecosdeasia.com

Difficilmente la sua voce e la sua forza verranno dimenticate, continueranno a vivere nei cuori di tutte le persone che hanno amato e che tutt’ora amano la sua musica.

Conoscevi la sua storia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

La mamma vede delle macchie rosse sul viso della propria bimba, mette una telecamera nascosta e scopre l’orribile verità

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Nella maggior parte dei paesi, il tempo che una mamma può assentarsi dal lavoro per maternità non è molto. Le mamme non possono rimanere molti mesi con il proprio bebé per prendersene cura ed ancor meno i papà, i quali dispongono solamente di pochi giorni di permesso quando nasce il  bimbo.

Le famiglie, pertanto, non hanno altra alternativa che quella di lasciare i propri figli nelle migliori mani possibili. Possono essere familiari, baby sitter o asili nido e la speranza di ogni genitore è quella che il proprio figlio possa stare con persone che si prendono cura di lui con amore e affetto, proprio come farebbero loro.

In Vietnam, una mamma ed un papà assunsero una donna per aiutarli con la propria bimba di pochi mesi, di modo che si prendesse cura di lei mentre dovevano assentarsi da casa per lavoro. Però, un giorno si accorsero che la piccola aveva delle macchie rosse sul viso e faticava a dormire, così iniziarono a pensare che ci fosse qualcosa che non andava.

In quel momento, la baby sitter di 51 anni stava lavorando per loro già da un paio di mesi.

La famiglia decise di mettere una telecamera nascosta in casa e quando videro le immagini rimasero sconvolti.

Nel video si vede la donna mentre picchia più volte la bambina, sia sul corpo che sul viso. Dopodiché, la lancia per aria ed anche se non c’è audio, si nota chiaramente che la piccola piange disperatamente.

Come la madre ha visto il video ha chiamato subito la polizia e la donna è stata arrestata. Dopodiché, il video è stato condiviso sulla piattaforma di Youtube.

Secondo la fonte World Vision Vietnam, ogni anno, in questo paese vengono denunciati ben 4000 casi di maltrattamento infantile.

Di seguito è possibile vedere il video, però, prima di guardarlo è bene sapere che si tratta di immagini molto forti:

https://youtu.be/eqju0_cw6l8

Nessun bimbo dovrebbe subire alcun tipo di abuso.

Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere questa storia con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Un letto da 5,5 metri per una coppia ed i loro figli

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Un ex giocatore di rugby di Belfast e sua moglie, un’insegnante di yoga, condividono il proprio letto di quasi 6 metri con i loro 4 figli. Si tratta di una pratica che potrebbe sembrare inusuale per molti, tuttavia, questi genitori assicurano che grazie a questa nuova disposizione in camera da letto, le notti sono diventate più piacevoli e divertenti.

Ryan e Kim Constable hanno generato una gran quantità di commenti quando hanno condiviso sui social network il loro modo di affrontare le notti in famiglia: un letto da 5,5 metri. La coppia ha quattro figli, Corey di 11 anni, Kai di 9, Maya di 6 e Jack di 5.

Ora i sei condividono un letto gigante, il quale è stato ideato da entrambi i genitori per un discorso di comodità per tutti i membri della famiglia. Una camera spaziosa, un letto matrimoniale, un letto da una piazza e mezza ed uno signolo, sono i componenti perfetti che hanno permesso loro di cambiare il proprio modo di andare a letto.

Sicuramente, tutti si staranno chiedendo da dove possa essere nata questa idea. Tutto è stato generato dal figlio più grande, Corey. Un giorno disse che quando era più piccolo, la maggior parte delle volte dormiva con i propri genitori. Questo punto ha scatenato un’ondata di gelosie e domande da parte dei tre figli minori.

Le dinamiche erano già state stabilite, man mano che i bambini crescevano si trasferivano nelle loro stanze da soli e solamente il bimbo appena nato condivideva la stanza per dormire con i genitori.

Ciò che non avevano tenuto in considerazione era il fatto che anche i due figli più grandi avrebbero voluto dormire ancora con la mamma ed il papà. E, così, decisero di creare un super letto che avrebbero potuto condividere per tutta la notte, leggendo storie, giocando e parlando della giornata appena trascorsa, fino al momento di fare la nanna.

Madre per 24 ore

La foto in cui si vede la nuova disposizione della camera da letto ha generato un sacco di commenti, al punto che diversi media hanno contattato Kim, la madre, chiedendole se potesse fornire maggiori dettagli su questa nuova abitudine familiare.

Durante un’intevista del programma “This Morning“, Kim ha assicurato che il principale vantaggio di questa invenzione è che le sue notti non sono più tanto agitate come prima, in quanto non deve andare di stanza in stanza per assicurarsi che tutti i suoi piccoli stiano bene.

“Alcune persone tendono a pensare che si finisce di essere un genitore alle 8 di sera quando i bambini vanno a letto, questi ultimi dovrebbero rimanere soli in una stanza buia e dormire per tutta la notte, però la realtà è che non sempre è possibile fare questo”, afferma Kim.

Inoltre spiega che, in casa loro, per la maggior parte delle cose non esiste una vera e propria routine, tutto viene fatto in modo naturale. Per quanto riguarda l’orario in cui andare a letto permettono che ognuno abbia il proprio ritmo e, nonostante, i genitori vadano a dormire tra le 21 e le 23, i figli più grandi a volte li raggiungono molto più tardi.

L’intimità di coppia?

Una delle preoccupazioni maggiori delle persone che hanno visto la loro fotografia è stata quella di chiedersi come facessero i due genitori ad avere del tempo per se stessi. Entrambi sportivi, con un’agenda sempre piena e che condividono il proprio letto con i quattro figli.

Sempre durante l’intervista, Kim ha spiegato che con i propri figli hanno sempre parlato molto apertamente di questi argomenti e che, di frequente, vanno a dormire insieme nella camera degli ospiti per dei momenti di intimità “per soli adulti”. Oltre a questo, cercano di ritagliarsi degli spazi per stare del tempo insieme, un giorno a settimana cenano o fanno colazione da soli.

Cosa ne pensi del super lettone che ha realizzato questa bella famiglia? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Una donna fa dei commenti razzisti ad un uomo di colore in aeroporto. La sua risposta è brillante

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È assurdo che ancora al giorno d’oggi ci sia tanto razzismo nel mondo. Persone che credono di essere superiori solamente per avere un colore di pelle diverso.

Spesso capita che molti di questi eventi passino inosservati dalla maggior parte delle persone, però, giustamente, per chi li subisce sono un vero e proprio affronto ed una grave mancanza di rispetto.

Per fortuna, i social network aiutano a diffondere questa palese ingiustizia nei confronti del prossimo e, così facendo, le persone piene di pregiudizi vengono giudicate pubblicamente per le proprie attitudini.

Questa è la storia di Emmit Walker, un dirigente musicale statunitense, il quale ha vissuto sulla propria pelle questo tipo di ingiustizia ed ha deciso di diffonderlo sul web.

Walker si era recato per lavoro a Washington, quel giorno doveva prendere un volo ed aveva un biglietto per la prima classe, così si mise in coda per l’imbarco prioritario insieme agli altri passeggeri.

Tuttavia, dietro di lui c’era un donna che non riusciva a credere che un uomo come lui potesse volare in prima classe.

Così Walker ha deciso di raccontare l’accaduto attraverso un post sul proprio profilo di Facebook:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10214581842808771&set=a.1478201403998.2061344.1502644967&type=3&theater

Lei: “Mi scusi, credo che lei si trovi nel posto sbagliato e che dovrebbe lasciarci passare. Questa fila è per l’imbarco prioritario.”

Io: “Con prioritario si riferisce alla prima classe, giusto?”

Lei: “Si… Ora mi scusi, vi chiameranno dopo che avranno fatto imbarcare noi.”

Io: (Mostrandole il biglietto di prima classe in faccia).
“Può rilassarsi signora, sono nel posto giusto, sono qui da più tempo e quindi può rimanere pure dietro di me.”

Lei: (Continuando a non lasciarmi andare).
“Dev’essere un militare o qualcosa del genere, però noi abbiamo pagato per i nostri posti, quindi dovrà aspettare ancora.”

Io: “No, sono troppo grande per essere nell’esercito. Sono solo un nero con i soldi.” ???? ???????? ♂

Tutti quelli che erano in coda hanno cominciato ad applaudire. Muoio dal ridere ????

Non solo è stato appoggiato dai passeggeri che c’erano in coda, ma anche dalle migliaia di persone che hanno visto il suo posto su Facebook.

Ha fatto bene a dare a questa donna la lezione che si meritava, non credi? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere con i tuoi amici e di appoggiarci con un LIke sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

10 tra i migliori trucchi che un genitore potrebbe usare con i propri figli

Genitori e bambini. Un rapporto non sempre facile, soprattutto quando c’è da mettere in campo opere di convincimento che appaiono difficili.  A chi tocca però educare i più piccoli è concesso molto, tra cui la possibilità di usare degli stratagemmi non necessariamente “politically correct”. E, a volte, si possono usare anche stratagemmi e piccoli inganni a fin di bene.

Ecco alcune foto che mostrano delle incredibili e geniali strategie:

1# A volte per guidare tranquilli potrebbe essere necessario separare.
Si evitano simpatiche lotte sul sedile posteriore

Jack Wright Facebook

2# Basta un poco di zucchero e la pillola va giù?
Lo sciroppo, invece, va nascosto dietro la Pepsi

bsurfn2day

3# E se il Metal fosse un genere troppo ruvido per i più piccoli?
C’è la soluzione

Decestor Report

4# Una bella tinteggiatura color acqua?
E’ quello che potreste proporre di fare al vostro piccolo per tenerlo impegnato

macshona Report

5# Se volete evitare rischi in spiaggia ed evitare che i bimbi calpestino la sabbia resa troppo calda dal sole?
Create un recinto ad hoc

Team Johnson

#) Chi ha detto che una culla dopo una certa età non serve più?
Basta riciclarla nel modo giusto

alittlelearningfortwo.blogspot.lt Report

7# Sarebbe opportuno educare i bambini a mangiare bene, per i genitori ormai non c’è speranza.
Ecco come nascondere caramelle, dolci e alimenti ipercalorici dalla loro portata

8# Questo è forse quello più simpaticamente perfido:
quando siete troppo stanchi per fargli sentire la vostra mano sulle spalle mentre dorme,
potreste usare un guanto per rimpiazzare le vostre mani.

FreddyJackson69

9# Per i bambini con una “vena artistica” troppo sviluppata è bene evitare che imbrattino le pareti.
Quale migliore soluzione di uno scatolone in cui sfoggiare tutta la propria creatività?

berrysweetbaby

10# L’organizzazione del tempo è importante

Anche tu hai dovuto ricorrere a degli stratagemmi con i tuoi figli? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste divertenti aimmagini con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Perchè non bisogna mai scrivere “Amen” nei commenti di Facebook

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Probabilmente è capitato a tantissime persone di imbattersi in post strappalacrime del tipo: “Nessuno metterà mai mi piace solo perché sono malato”, oppure “Scrivi Amen per sostenermi”, o anche “Scrivi Amen e condividi se vuoi che io guarisca”.

Così accade che i post in questione fanno il giro del mondo e tantissime persone sono convinte che con questo i poveri malcapitati possano provare sollievo per la solidarietà espressa, o che addirittura possano guarire da ogni male possibile. Ciononostante, le cose non vanno affatto così e nella stragrande maggioranza dei casi le persone che appaiono in foto sono assolutamente inconsapevoli del fatto che la loro immagine sia stata usata per fare post del genere, alcune di queste persone (che combattono contro le malattie) si imbattono casualmente nel post solamente perché le loro facce sono diventate virali, mentre purtroppo ci sono alcuni che non hanno modo di rendersene conto perché la malattia ha già fatto esalare a loro l’ultimo respiro (lasciando che il post con il proprio viso continui ad intasare le bacheche di milioni di utenti).

Sarebbe davvero fantastico se con una condivisione, un Amen, o un “Mi Piace” noi potessimo avere il potere di aiutare la gente a guarire, ma purtroppo non è così. Voi ora forse vi starete chiedendo il motivo per il quale questi post vengono creati, il motivo è molto semplice: chi crea post di questo genere lo fa per fare leva sulla sensibilità delle persone per poi guadagnarci subito dopo.

Le lacrime, i Like ed il giro di affari

Solitamente i post in questione vengono fatti e postati da pagine che hanno l’intento di ingrossare le file dei propri seguaci (le persone che seguono la pagina con un Like). Lo scopo ultimo è quello di ottenere un certo numero di “mi piace” per poi cambiare nome alla pagina Facebook ed indirizzarla verso scopi commerciali o per rimandare a determinate pagine web che gli permettono di guadagnare ad ogni click.

In realtà il giro di affari è anche più grande e strutturato di quanto abbiamo appena detto, però l’idea di fondo è proprio quella di far monetizzare ogni contenuto creando flussi di “mi piace alle proprie pagine; tanto è vero che il fulcro della questione è proprio quello di avere il più vasto pubblico possibile per poi rifilare schifezze del genere, come post fasulli ed appetibili per le tante persone che non sanno la vera natura del contenuto.

Come si fa a capire se siamo vittime di questi malintenzionati?

Solitamente le persone credono che i post con molte interazioni (ovvero molti mi piace e molte condivisioni) siano sinonimo di post vero e sincero, ciononostante molte volte accade che questi contenuti si rivelino fasulli, basti pensare alle numerosissime bufale che sono girate attraverso catene di condivisioni. Proprio per questo è necessario tenere a mente che la prima arma di difesa che abbiamo è il dubbio e questo dovrebbe sempre scattarci quando vediamo post messi in circolazione da pagine Facebook poco raccomandabili.

Comunque sia per non lasciare spazio all’incertezza ed essere sicuri di ciò che stiamo vedendo è necessario seguire  questo semplicissimo procedimento: prima di tutto è importante che noi cerchiamo l’immagine su Google per capire da quale fonte la foto provenga. Per esempio navidando da pc, se stiamo utilizzando il browser Chrome, clicchiamo sull’immagine con il tasto destro del mouse e premiamo “Cerca l’immagine su Google”; subito dopo questo procedimento compariranno tutti i risultati e così saremo in grado di capire se l’immagine è stata utilizzata per scopi nobili o no.

Prestiamo quindi la massima attenzione e cerchiamo di non diffondere questi post, di modo che questi malintenzionati possano smettere di guadagnare sfruttando la sofferenza di molte famiglie.

Ti sei mai imbattuto in questo tipo di post? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosanso si impara.

Morte da solletico: la terribile tortura che può causare infarto o asfissia

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Credi che sia impossibile morire dalle risate e che il solletico sia innocuo?

Se soffri il solletico, probabilmente, alcune volte sei stato vittima di qualche simpatico parente che ne ha approfittato e che ti ha fatto piangere dalle risate toccandoti sotto le ascelle, le piante dei piedi o la pancia. Forse, in alcuni casi, sei addirittura arrivato ad odiare questa persona perché per te, nonostante le risate, non si è affatto trattato di un momento divertente.

Il solletico è un’azione fisiologica involontaria che viene provocata nel momento in cui qualcuno ci tocca all’improvviso alcune parti del corpo che risulatano essere più sensibili di altre. Si tratta di una delle azioni umane più comuni e sono stati svolti molti studi a riguardo dai quali è emerso che, fin da bambini, questa attività ci aiuta ad instaurare legami affettivi e di fiducia con genitori, fratelli ed amici.

commonsWikimedia / David Shankbone

Quando qualcuno ci fa il solletico tendiamo a divincolarci e scoppiamo a ridere; la risata è data da una reazione psicologica e, spesso, le persone che lo soffrono maggiormente tendono ad iniziare a ridere ancora prima di essere toccate. Di fatto, però, questa risata involontaria incita chi ci sta facendo il solletico a continuare, in quanto viene interpretato come un qualcosa di positivo.

Ma il solletico non sempre è divertente, anzi, se chi ce lo fa è troppo insistente, o se ci viene fatto in un ambiente in cui non ci sentiamo sicuri ed a nostro agio, può diventare una vera e propria tortura.

Anche se ridere è, solitamente, un’azione piacevole, un eccesso di risate può portare ad un arresto cardiaco o all’asfissia e di persone morte per questa causa se ne sono registrate diverse dall’antichità fino ai giorni nostri. Il solletico non sembrerebbe di per sé pericoloso, ma se persistente, la persona che lo sta subendo entra in uno stato di tensione, affaticamento ed ansia e le continue risate possono causare un fenomeno chiamato lipotimia che porta un’improvvisa sensazione di debolezza che può anche portare alla perdita dei sensi.

In passato la “Tickle torture” o tortura del solletico è stata utilizzata svariate volte da culture diverse, in quanto provoca nella vittima un disagio fisico e mentale che lo mette in una posizione di inferiorità e, per questo, è stato anche usato come un metodo di interrogatorio.

Uno dei casi più conosciuti è sicuramente “La tortura cinese del solletico“, questo castigo veniva praticato in particolar modo dalla dianstia Han e serviva per punire le persone di ceto nobile, in quanto non lasciava segni visibili e la vittima si poteva riprendere in breve tempo. Oltre al popolo cinese, si dice che anche i romani torturassero attraverso questo metodo, facevano immergere i piedi del malcapitato in una soluzione salina, poi una capra iniziava a leccare insistentemente sia il liquido che i piedi e l’operazione veniva ripeuta per molte volte; al principio la sensazione era quella di solletico, dopodiché finiva per essere molto doloroso.

Un altro caso di torture a base di solletico è stato dichiarato da Josef Kohout, prigioniero di un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, il quale ha affermato di aver visto degli ufficiali nazisti torturare un altro prigioniero a forza di solletico sulle piante dei piedi, il quale poi è deceduto.

Il solletico può essere molto bello e divertente se fatto con amore e senza insistenza, altrimenti può trasformarsi in un gioco pericoloso ed un vero e proprio incubo per chi lo sta ricevendo.

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Alcol e ragazzi, consigli per genitori in ansia

L’educazione dei propri figli consta di tanti aspetti. È inevitabile che, ad un certo punto, ognuno di loro crederà che sia arrivato il momento di fare molte cose che, in un certo senso, li proietteranno in un mondo che prima o poi gli apparterrà: quello degli adulti.

Non è detto che rimandare sempre sia una strategia giusta, anche perchè si correrebbe il rischio di alimentare il gusto ed il fascino del proibito compromettendo, invece, quello che dovrebbe essere un naturale processo educativo.

Non a caso, negli ultimi anni, sta diventando esponenziale un problema come quello dell’alcolismo tra i giovani. Per evitare che possa diffondersi ancora di più è necessario non farsi trovare impreparati rispetto alla possibilità che, un giorno, il proprio figlio abbia voglia di assaggiare il buon vino che c’è in dispensa o bere l’amaro dopo il dolce, magari proprio dopo il cenone di Natale.

Anche perchè si può anche bere di gusto, senza necessità di pensare necessariamente a deleteri eccessi.

Uno studio britannico condotto da due università, tuttavia, avrebbe rivelato che una famiglia su sei permetterebbe di fare un assaggio di alcol ai più giovani attorno o prima dei quattordici anni, ritenendo questa l’età più opportuna per il “grande passo”.

Gli esperti, però, sottolineano che si tratta di una fase delicata, tenuto conto che si tratta di adolescenti che ancora non hanno sviluppato completamente il proprio cervello ed il proprio fisico.

Il campione, esaminato dall’Università College London e dalla Pensylvania State University, ha riguardato diecimila bambini. Tra i dati ricavati è emerso che non solo i genitori abituati a bere molto abbiano permesso ai loro figli di bere “presto” per la prima volta, ma anche coloro i quali che non hanno un feeling così radicato con l’alcol.

E secondo quanto dichiarato da uno dei responsabili della ricerca, il Prof. Jennifer Maggs, il problema è che si crede erroneamente che permettendo ai bambini di iniziare presto questo li induca ad avere un rapporto più “responsabile” con l’alcol.

Altre ricerche hanno dimostrato che, in realtà, iniziare da giovanissimi a consumare alcolici aumenta le possibilità di avere problemi da adulti.

Secondo, però, quanto si legge su alcuni testi ufficiali medici sarebbe opportuno attendere almeno i quindici anni.

Affinchè si possano prevenire dei problemi d’alcolismo in un adolescente, uno dei fattori maggiormente protettivi risulta l’esempio dei genitori e il loro modo di educarli.

Sarebbe opportuno infatti parlare del problema con i figli con una certa autorità, scegliendo il tempo giusto per farlo, guardando film o documentari che raccontano il problema. E non va dimenticato: bisogna essere onesti nel raccontare cosa si facesse alla loro età e soprattutto stabilire delle regole che fungano da linee guida.

Come hai affrontato, o come affronteresti, questo argomento con i tuoi figli? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

È “solo un cane” perché spendi così tanti soldi per lui? La sua risposta fa piangere migliaia di persone

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Capita spesso che le persone che amano tanto gli animali si sentano incomprese.

Esiste tanta gente che non capisce perché gli amici a quattro zampe vengono trattati come dei veri e propri membri della famiglia, come i migliori amici, nella buona e nella cattiva sorte.

Per questo motivo, crediamo che questo messaggio possa riflettere alla perfezione ciò che provano tutti coloro che amano immensamente i propri animali domestici.

Si tratta di una poesia che, da alcuni anni, circola in rete e che è stata scritta da un uomo di nome Richard A. Biby:

“Solo un cane”

A volte le persone mi dicono: “Tranquillo, è solo un cane”, oppure: “Sono molti soldi solo per un cane”.

Loro non capiscono la distanza percorsa, il tempo investito o i costi che implica “solo un cane”.
Alcuni dei momenti in cui mi sono sentito più orgoglioso si sono verificati con “solo un cane”.

Ho trascorso molte ore dove la mia unica compagnia era “solo un cane”
e nemmeno una volta mi sono sentito disprezzato.
Alcuni dei miei momenti più tristi li ho vissuti per “solo un cane”.

In quei giorni di oscurità,
il dolce tatto di “solo un cane” mi ha dato conforto
ed un motivo per superare la giornata.

Se anche tu pensi che sia “solo un cane”, probabilmente non capirai frasi del tipo
“solo un amico”, o “solo un sorriso”, o “solo una promessa”.
“Solo un cane” porta nella mia vita la vera essenza dell’amicizia, della fiducia
 e della pura e sfrenata gioia. “Solo un cane” mi dà la compassione e la pazienza che mi rendono una persona migliore.

Perché “solo un cane” mi ha fatto alzare prima
per fare delle lunghe passeggiate e per guardare con serenità il futuro.

Per me e per le persone come me, non è “solo un cane”.
È l’incarnazione di tutte le speranze e dei sogni del futuro,
dei bei ricordi del passato e della pura gioia del momento.

“Solo un cane” tira fuori il meglio di me, allontana i cattivi pensieri
e le preoccupazioni della giornata.
Spero che un giorno o l’altro, la gente possa capire che non è “solo un cane”.

È ciò che mi dà umanità e che mi impedisce di essere
“solo un uomo” o “solo una donna”.
Così, la prossima volta che sentirai la frase “è solo un cane”,
sorridi perché loro non capiscono…

Queste parole sono veramente emozionanti, non credi? Lasciaci un commento e non dimenticare di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.

Condividi queste belle parole, di modo che tutti quelli che non capiscono…

La donna e l’amore dopo i 40 anni

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Una volta passati i 40 anni la donna sente una necessità che non può ignorare: quella di tornare a se stessa. Una volta cominciato questo percorso, la nostra mente si rasserena, ma senza mai spegnersi; in altre parole ci acquetiamo nel salutare i nostri ricordi e ci riaccendiamo nel dare il via ad una nuova parte di noi: quella della donna matura che ha visto molte cose e che ha imparato veramente il presente senza farsi più flagellare dagli errori del passato (perché abbiamo già imparato tutto quello che c’era da sapere).

È proprio in questo momento che scopriamo veramente l’essenza della nostra anima: infatti, a partire da questa età, amando i nostri simili, scopriamo di avere un cuore sereno ma con sangue ardente che ci aiuta a capire che tipo di creature siamo, riuscendo poi a percepire quali sono i nostri punti di forza e le nostre debolezze. Rendersi conto di tutto questo ci permette di poter superare gli ostacoli interiori che ci hanno limitato per tutti questi anni, una volta superata tale fase la donna abbraccerà finalmente la maturità e perciò entrerà in contatto con la se stessa matura, la sua vera essenza.

Maturità e amore

Non è affatto facile maturare in amore; ciononostante una volta che tale procedimento avviene non possiamo che constatare la nascita di un forte sentimento di amore per noi stessi basato sulla dignità ed il rispetto; questi valori, a partire da una certa età e da certi vissuti, influiscono sui nostri affetti plasmando le nostre future azioni e, conseguentemente, i nostri futuri percorsi.

Non a caso, solamente a partire da una certa età è possibile capire che la nostra casa, quella stessa casa che ci protegge dalle tempeste che la vita ci impone, non si trova in qualche luogo strano, ma in noi stesse. In sostanza l’amore maturo è la conseguenza di un processo di individualizzazione e maturazione che può risultare molto dolorosoma pur sempre necessario se vogliamo guarire dall’incompletezza e dall’immaturità che abbiamo manifestato nella nostra giovinezza.

La maturità finale: come avviene il tutto

Per qualcuna di noi arriverà prima e per qualcun’altra dopo, ma per tutte sarà sempre preceduto da alcuni anni di stallo dovuti alla distrazione e al deragliamento della propria identità emotiva: quei momenti dove non capiamo chi siamo veramente, dove stiamo andando e qual è il nostro posto nel mondo.

Una volta finita la fase di stallo avremo come risultato una grande saggezza che ci farà vivere il tutto in un modo diverso ed unico. Solo in quel momento saremo capaci di idratarci e di ricostruirci sentendoci finalmente perfettamente inglobate a noi stesse e al nostro mondo interiore. Questa è la maturità finale, quello stadio dove brilliamo più che mai, quello stesso stadio che abbiamo conquistato con il sudore e le lacrime scaturite dai nostri sforzi passati, godiamoci le nuove noi stesse e l’amore che proviamo per esse e per il mondo circostante.

Cosa ne pensi di queste parole? Lasciaci un commento e non dimenticare di condividere queste preziose informazioni con i tuoi amici e di appoggiarci con un Like sulla pagina Facebook Curiosando si impara.