Perché la moka borbotta quando il caffè è finito
Quel gorgoglio finale non annuncia il caffè pronto: è vapore che brucia la tazzina. E la moka l’ha inventata guardando un bucato.
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Quel gorgoglio finale non annuncia il caffè pronto: è vapore che brucia la tazzina. E la moka l’ha inventata guardando un bucato.
I frati di Ravenna sfilarono le ossa di Dante da un buco nel muro per non darle a Firenze. Le ritrovò un muratore che non sapeva leggere.
Sotto una foresta dell’Oregon vive l’essere più grande del pianeta: un fungo parente dei chiodini, scoperto seguendo una scia di alberi morti.
Un giovane uccello di spiaggia ha attraversato il Pacifico dall’Alaska alla Tasmania senza fermarsi mai: la storia del volo più lungo mai registrato.
Le stelle tremolano e i pianeti restano fermi: colpa dell’aria sopra di noi, e di un trucco che a Firenze hanno imparato a correggere.
Per anni abbiamo soffiato nelle cassette del Nintendo per farle partire. Il fiato non c’entrava nulla, anzi le rovinava piano piano.
Il sacchetto di riso è il primo soccorso di tutti per il telefono caduto in acqua. Nelle prove vere perde contro l’aria, e può perfino fare danni.
Fai roteare il calice e il vino risale il vetro invece di scendere. Il motivo porta il nome di un fisico italiano, e non riguarda la qualità.
Per quasi quarant’anni le Olimpiadi hanno premiato pittori, scultori e poeti con medaglie vere: un oro finì anche a uno scultore di Bologna.
Nei muri dei palazzi di Firenze ci sono sportelli grandi quanto un fiasco. Per secoli da lì passavano il vino e le monete, senza toccarsi.
Apre le ali quanto una mano e vola nei frutteti italiani a maggio. Ma esce dal bozzolo senza una bocca che funzioni: ha pochi giorni e un compito solo.
Amburgo, 1669: un alchimista bolle barili di urina sperando di farne oro. Quello che resta in fondo alla storta brilla al buio da solo.
Per mezzo secolo un professore aspettò di veder cadere una goccia di pece. Non ci riuscì mai, e a Brisbane quell’imbuto gocciola ancora.
Lo swipe che chiude tutte le app aperte non allunga la carica del telefono: la accorcia. Il mito nasce da telefoni che non esistono più.
Prendi uno spaghetto e piegalo: i pezzi saranno tre o quattro, mai due. Un premio Nobel ci provò per ore in cucina e si arrese.
Bevi un bicchiere d’acqua dopo un piatto di carciofi e giureresti che è zuccherata. Non è suggestione: è una molecola che ti spegne la lingua.
Fino all’Ottocento ci si svegliava nel mezzo della notte e si restava alzati un’ora: si chiamava primo sonno, poi veniva il secondo.
La coda non si strappa: è la lucertola a lasciarla andare, lungo linee di rottura che ha già dentro le vertebre. E poi continua a muoversi.
Quando si posa infila sotto il guscio ali più lunghe del suo corpo. Ci riesce in meno di due secondi, e il trucco sta tutto nelle pieghe.
Joy Milne capì che il marito era malato dodici anni prima dei medici, e lo capì dal naso. Poi un test con dodici magliette le diede ragione.